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L’antica arte del bonsai

La parola “bonsai”, che significa “albero in vaso a bordi bassi”, è di origine cinese, ma attualmente è un termine noto come giapponese, perché proprio i Giapponesi si sono specializzati nella produzione artificiale di alberi nani. Quest’arte risale al sec. XIII e ancora oggi vivono bonsai cui si attribuiscono 500 anni di esistenza.

I bonsai già preparati possono essere acquistati nei centri di giardinaggio o nei negozi dei fioristi; bisogna però ricordare che in genere i bonsai non possono essere tenuti in casa, qualunque sia la loro origine, anche se coltivati da seme da un amatore.

I bonsai preparati che riescono meglio sono quelli che si ottengono da seme. Gli alberi decidui a lenta crescita, come le querce e alcune specie di aceri, sono i pili adatti a essere allevati a bonsai, e gli arbusti sempreverdi, come i cotoneaster e gli agazzini, sono quelli più diffusi. Le conifere, in particolare, meglio e più velocemente si adattano a questo tipo di coltivazione.

I bonsai permettono in poco spazio di godere la coltivazione di una pianta viva, coltivazione che, se tutto va bene, può protrarsi per anni. Farsi da sé il proprio bonsai è un’attività stimolante, che può appagare non soltanto chi non può godere di un grande giardino o chi non è in grado di fare attività di giardinaggio per handicap vari o impedimenti fisici. Dopo un po’ ci si accorge che è magnifico poter vedere l’emissione di una nuova foglia o lo spuntare di un nuovo germoglio. Stagione dopo stagione, si può controllare direttamente il successo o l’insuccesso della forma che si è voluto dare alla pianta. Molte specie arbustive e arboree che crescono nel nostro Paese sono adatte a venire coltivate nane in vaso: tutte quelle che hanno foglie non troppo grandi, cosi le querce più comuni, come la roverella (Quercus pubescens), il leccio (Q. ilex) o la quercia spinosa (Q. coccifera), l’oppio (Acer campestre), l’olmo (Ulmrn minor), l’alloro (Laurus nobilis), il lentisco (Pistaeia lentiscus), il corbezzolo (Arbutus utiedo), molti salici, l’olivo, il melograno nano. Dal Bonsai Club o dal Garden Club più vicino si possono attingere tali e tante informazioni da divenire esperti in questa antichissima attività di giardinaggio.

Crescita e potatura di un bonsai ottenuto da seme

Nei giardini, lungo le siepi e nelle zone boscose, spesso si trovano piccole piante da seme dalle forme contorte molto interessanti e che, quindi, possono essere considerate adatte a essere trasformate in piante bonsai. Una volta che le si è tolte dalla terra e le si è accuratamente trapiantate, queste pianticelle possono essere, in seguito, allevate nella forma desiderata. Se invece si parte dal seme, si opera d’autunno in cassette con un terriccio speciale: distribuire i semi sul terriccio e ricoprirli con un ulteriore strato dello stesso terriccio dallo spessore pari a due volte il diametro maggiore del seme. Le cassette vanno tenute all’aperto in posizione ombreggiata e riparate da un telaio a vetri per proteggerle dal gelo finché la germinazione dei semi non sia avvenuta. Essa, normalmente, si verifica nella primavera successiva, sebbene i semi di frassini, agrifogli e crataegus impieghino anche due anni a germogliare. Mantenere il terriccio sempre umido.

Quando le giovani piantine raggiungono l’altezza di cm 3-4, esse devono essere trapiantate singolarmente, sempre con il medesimo tipo di terriccio, in vasi di torba di cm 8-10 di diametro. Conservarle airesterno, tenendole sempre in posizione riparata.

L’autunno seguente, collocare le piantine in una aiuola con buon terriccio da giardino oppure collocarle, usando sempre lo stesso terriccio, in altri vasi di cm 12-15 di diametro. Sistemare i vasi in posizione riparata, all’esterno, interrandoli nella torba o nella segatura.

A questo punto le ramificazioni sono pronte per essere foggiate in forma contorta: attorcigliare un filo di ferro duttile o, meglio, di rame, attorno alle cime delle ramificazioni e piegare queste verso terra; poi, fissarle con uno spago all’orlo del vaso. Dopo un anno le ramificazioni conserveranno naturalmente la piegatura data e si potrà rimuovere il filo.

Durante l’inverno, quando il fusto centrale ha raggiunto il diametro di cm 1, bisogna spuntarlo a circa cm 12-15 dall’attacco al tronco. Nell’anno seguente, appariranno diversi nuovi germogli. Alla fine del ciclo vegetativo le radici sottili devono essere tutte drasticamente potate, lasciando soltanto le radici fibrose. Per trapiantare gli alberi, usare piccoli vasi di diametro appena sufficiente per contenere le radici rimanenti, utilizzando il medesimo terriccio finora usato.

Per ottenere le basi dei tronchi nodose e contorte, fare in modo da lasciare fuori della terra le radici superiori.

Scegliere le migliori vegetazioni laterali, che diventeranno poi le ramificazioni della pianta adulta, ed eliminare, con un taglio rasente al fusto, tutti gli altri germogli che non interessano.

A Sassomarconi (Bologna), Torino, Firenze, Milano, Crema e l’orll esistono vivai specializzati in bonsai.

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