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Agrumi: i vari tipi di agrumi

Mandarini Nel passato, il mandarino ha sempre rappresentato il precoce agrume autunnale per antonomasia, ma alcuni difetti (ridotta pezzatura, eccessivo numero di semi, povertà di caratteristiche qualitative e limitata precocità) oggi ne hanno alquanto ridotto l’interesse colturale, dopo che, anche in Italia, sono stati introdotti i clementine (alcune varietà sono quasi prive di semi), la cui quotazione di mercato è apparsa subito superiore, anche se la loro allegagione e la loro produzione sono talvolta insoddisfacenti. Con i clementine, si vanno diffondendo nuovi ibridi: prima di tutto, i tangeli, uno dei quali (“Mapo” ibrido di mandarino x pompeimo ottenuto presso la Stazione di Agrumicoltura di Acireale) presenta un’accentuata precocità e caratteristiche qualitative dei frutti (assai gustosi e grossi, piriformi, con pochi semi), che riassumono quelle delle due specie genitrici; poi, il gruppo dei satsuma, mandarini giapponesi di qualità piuttosto povera, ma i più precoci in senso assoluto, che si presentano a frutto schiacciato e talora privo di semi.

I veri mandarini coltivati in Italia sono l’“Avana” (il più diffuso nel mondo), di cui è stato selezionato anche un clone nucellare, con pochissimi semi. Una sua mutazione, interessante per l’epoca di maturazione tardiva, è il “Tardivo di Ciaculli”, a frutti leggermente più piccoli dell’Avana, con meno semi, maturo a marzo, ma soprattutto di migliori qualità organolettiche (cioè di sapore, odore e colore).

Arance Convenzionalmente, le arance si distinguono in pigmentate e bionde, a seconda del colore rosso o giallo del succo, oppure, infine, ombelicate, per distinguere le cultivar come la “Washington Navel”, il cui frutto possiede all’apice un’appendice ombelicale costituente un rudimentale secondo frutto.

Le ombelicate hanno inoltre la caratteristica di essere prive di polline e di produrre frutti apireni (senza semi). Le più interessanti di questo gruppo, anche per l’estrema precocità e per la polpa bionda, sono “Washington Navel” e “Navclina”, il cui albero è meno sviluppato della prima da cui ha pur avuto origine. In Italia, queste varietà sono state diffuse in anni molto recenti per occupare uno spazio mercantile finora appannaggio di produzioni estere.

Fra le cultivar a polpa bionda sono da ricordare, per la precocità di maturazione, anche la “Belladonna”, varietà locale italiana molto pregiata, e la meno quotata varietà spagnola “Salustiana”.

Molti tipi di arance bionde invernali, che vanno sotto la denominazione di “comuni”, sono in genere qualitativamente poco pregiate anche per l’industria dei succhi, mentre cloni ancora validi si riscontrano nell’ambito della varietà “Ovale Calabrese”, anch’essa di fine inverno, adatta pure per estrazione di succhi e per altri usi industriali.

Infine, la varietà bionda più nota e diffusa nel mondo è “Valencia late”, che matura cosi tardi (da aprile a maggio) da sovrapporsi con la nuova fìoritura. Essa è valida per qualità e utilizzazione industriale, ma presenta qualche rischio e pericolo per chi è costretto a lasciare i frutti “in pianta” durante tutto l’inverno.

Arance pigmentate Questo tipo di arance è ricco di pigmenti antocianici, non solo nella buccia, ma soprattutto nel succo che, spremuto, è di un bel colore rosso; tuttavia, siccome inscurisce facilmente, esso non è idoneo alla preparazione di succhi industriali, nonostante la gradevolezza del gusto e l’elevato tenore di zuccheri e acidi.

Per tradizione, le migliori arance italiane, anche se poco note sui mercati europei, sono pigmentate. In primo luogo, va ricordato il “Tarocco”, cultivar caratteristica per i frutti grossi, ovoidali col muso, quasi rostrati, di colore arancio arrossato, privi di semi, che si raccolgono da dicembre a marzo; poi, il più precoce e molto produttivo “Moro”, anch’esso siciliano, di pezzatura un po’ più modesta, sferico ovale, ancor più colorito, ma di qualità inferiore.

Altre due varietà pigijnentate sicule sono: “Sanguigno” (sferico, di pezzatura media, con vari semi) e “Sanguinelle”, il cui clone più noto è quello “moscato”, cosiddetto per il particolare sapore del succo, più tardivo delle altre varietà. I frutti sono ovoidali, quasi privi di semi, ma di buona pezzatura.

Limoni Poche sono le varietà di limone, la principale delle quali è il “Femminello”, di cui si conoscono vari cloni (“comune”, “sfusato”, “Santa Teresa”, ecc.). Esso è caratteristico per la tipica rifiorenza (vi sono fiori tutto l’anno, anche in inverno). Tale carattere è presente anche in un’altra specie, il cedro. La fioritura più importante è quella primaverile, mentre i frutti, la cui qualità è mediocre e con buccia ancora verdastra, si raccolgono da ottobre fino a marzo. La produzione di migliore qualità è quella invernale, mentre quella peggiore è costituita da “verdelli estivi”, riuniti in piccoli grappoli poco acidi e con semi abortiti.

Altre cultivar sono il “Monachello”, più tardivo del “Femminello” e poco diffuso, e l’“Interdonato”, di buona qualità, grosso ma poco produttivo, sebbene molto precoce (settembreottobre).

Pompeimi Le cultivar di pompeimo sono poche e generalmente a polpa chiara. Si raccomandano: la “Duncan”, originaria della Florida e abbastanza resistente al freddo, e la “Marsh Seedless”, apirena (senza semi), un cui clone (“Pink Marsh”), a succo leggermente pigmentato (rosato), matura da gennaio a maggio. I frutti sono più grossi delle arance ma un po’ più piccoli di quelli di una specie similare, il “Pummelo”. Le varietà con semi sono considerate in genere migliori di quelle apirene, perché più precoci e più ricche di estratti solubili (zuccheri e acidi) e anche più adatte a usi industriali.

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