Add Me!Close Menu Navigation
Add Me!Open Categories Menu

Agrumi: la scelta del terreno e del portainnesto

Per quanto riguarda il terreno, gli agrumi sono piuttosto esigenti e, in questo senso, alcuni possono essere paragonati al pesco. L’arancio, per esempio, richiede terreni fertili, freschi, profondi, sciolti, ben drenati, mentre rifugge dai terreni argillosi e compatti, come da quelli sabbiosi e aridi, o da quelli umidi, che possono generare l’asfissia radicale. È dimostrato, a questo riguardo, che quando il suolo è argilloso le arance sono di qualità inferiore, hanno buccia più spessa, polpa meno succosa e meno dolce.

Poi, c’è anche rapporto tra suolo, clima e portainnesto, tanto che la scelta di quest’ultimo deve tenerne conto. La scelta del portainnesto, infatti, comporta non solo problemi di affinità con la specie e la varietà (l’affinità dipende anche dallo stato sanitario del nesto), di influenza sul nesto e sulle caratteristiche vegetoproduttive dell’albero bimembre, sulla qualità dei frutti, ma anche di adattabilità ai vari tipi di suoli. Basta riportare alcuni esempi: a) circa l’aspetto sanitario, è noto che gli aranci innestati su melangolo sono suscettibili di un temibile deperimento provocato da malattia virale (eristeza) cui altri soggetti, per esempio il “Citrange”, sono invece più resistenti o, per lo meno, tolleranti; b) il già citato portainnesto “Citrange” induce nelle arance caratteristiche qualitative migliorative, mentre un altro soggetto, il limone “Rough”, per lungo tempo utilizzato in California per taluni pregi agronomici, peggiora invece nettamente le qualità dei frutti di arancio dolce su di esso innestato. Anche il melangolo, peraltro, pare che influisca in senso non sempre positivo sulla qualità delle arance utilizzate per il succo; c) nei terreni con salinità superiore ai livelli di tolleranza vi sono soggetti, come il mandarino “Cleopatra”, che vi si adattano e consentono di innestarvi aranci e pompeimi. Così come nei terreni calcarei può essere coltivato il limone innestato sul limone “Volkameriana”, che oltre tutto induce resistenza a una pericolosa tracheomicosi specifica del limone (mal secco).

La rosa dei portainnesti degli agrumi è, in definitiva, molto ampia, anche se, ancora oggi, nella maggior parte dei casi i vivaisti fanno uso del solo melangolo (arancio amaro) per tutte le specie, perché è rustico, induce longevità negli alberi e una certa resistenza a malattie fungine, come il cancro o gommosi del colletto (da Phytophthora), a qualche virosi (per esempio, exocortite), mentre rari sono i casi di disaffmità riscontrati per qualche varietà di limone.

Comunque, fra i nuovi portainnesti si va ora diffondendo il “Citrange Troyer”, che presenta vari pregi, di cui già si è fatto cenno, e una buona affinità con le comuni varietà di arancio, mandarino e pompeimo, che, grazie a tale portainnesto, producono anche più abbondantemente. Si adatta a molti terreni salvo quelli umidi, mentre è sensibile a una virosi (exocortite). Ha dimostrato disaffmità con il limone “Eureka” e il tangelo “Mapo”.

Il terzo soggetto utilizzato in terreni sciolti e in zone a clima mite è il limone “Volkameriana”, che però è utilizzato solo per il limone, perché si è rivelato disaffine con gli aranci “Tarocco” e “Moro”.

La propagazione dei citati portainnesti si fa esclusivamente per seme, sfruttando anche il fenomeno, proprio degli agrumi, della poliembrionia, grazie al quale da ogni seme si ottengono, oltre a quello gamico, una serie di “embrioni macellari”, da ognuno dei quali si avrà una piantina identica alla pianta madre (come se fosse propagata agamicamente), cioè un insieme di semenzali omogenei e pure privi delle affezioni virali presenti nei genitori.

Sempre grazie alla poliembrionia, è stato recentemente possibile condurre anche un lavoro di selezione clonale, impostato sulla individuazione e moltiplicazione, per le principali cultivar di arancio, mandarino, ecc., di “cloni nucellari”, che, di solito, sono più vigorosi, più produttivi (anche perché esenti da virus) e danno frutti di migliori qualità rispetto a quelli delle stesse cultivar moltiplicate per innesto e, in genere, affette da vari complessi virali.

La scelta delle cultivar per gli agrumi rimane comunque un’operazione delicata, perché le varietà sono molto numerose e, specie quelle più vecchie, hanno dato origine a varie mutazioni, alcune delle quali migliorative. Per esempio, il frutto presenta un minor contenuto di semi e una buccia meno spessa.

Maturazione degli alberi Inoltre, è bene considerare l’epoca in cui si vuole portare a maturazione gli alberi piantati nel giardino. Il calendario di maturazione degli agrumi copre un arco molto ampio dell’anno: inizia ai primi di ottobre con satsuma, tangelo, clementine (o mandarancio) e prosegue in novembre con i mandarini e con alcune arance bionde precoci (per esempio, “Washington Navel”). Poi, fin dai primi di dicembre, maturano le prime arance pigmentate (“Moro”), la cui produzione raggiunge il culmine nella seconda metà del mese e in gennaio con il “Tarocco” nei suoi vari cloni. Alcune arance pigmentate maturano solo a febbraio, come il “Sanguigno”, o a marzo, come il “Sanguinello moscato”. Le più tardive sono le arance bionde “Ovale Calabrese” (marzo) e “Valencia late” (da aprile in poi).

Per i limoni, invece, si distinguono nell’anno tre produzioni commerciali: il “Primo fiore” (raccolto in ottobrenovembre), quella invernale (che dura altri 3-4 mesi) e, infine, la produzione dei “Verdelli” (risultato della forzatura), che si raccolgono in giugno e agosto. La varietà “Femminelle di Santa Teresa” e i suoi cloni nucellari hanno una certa attitudine alla rifiorenza, che viene esaltata con la pratica della “forzatura” estiva, di cui si farà cenno più oltre.

Rispondi