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Agrumi: le tecniche di coltivazione

Gli alberi, essendo provvisti di foglie, è bene che siano trapiantati non a radice nuda, ma con la loro zolla di terra oppure invasati. Di solito, si tratta di alberi che hanno due o più anni d’innesto, ben curati in vivaio e con alcune branche preformate.

Gli agrumi sono molto longevi e vigorosi,; tanto che ogni pianta di arancio e pompeimo abbisogna di m2 25-30 di spazio (il “Tarocco nucellare” anche di m2 40), il limone “Femminello” di circa m2 30, i mandarini (per esempio, il “Clementine Monreal”) invece di m2 25 o anche meno.

Ciò significa che occorre mantenere circa m 6 tra le file e da m 4 a 6 tra pianta e pianta sulla stessa fila. Bisogna anche tener conto dello sviluppo dell’albero in altezza, da cui dipende pure la distanza tra le piante (dai m 3 nel kumquat cespuglioso, fino ai m 4,50 nei cloni di arancio nucellari). Il chinotto e alcuni tipi nani di arancio amaro possono invece formare siepi basse.

Naturalmente, se le piante sono in vaso lo sviluppo della chioma è minimo e quindi basta poco spazio. Negli Stati Uniti, si ritengono adatti a vivere in contenitori il limone “Meyer”, il cedro “Mexican”, l’arancio “Tempie”.

Nel giardino, gli agrumi possono essere piantati insieme ad altre sempreverdi come l’olivo, ma, di solito, le consociazioni tra specie arboree sono sconsigliabili. Inoltre, non devono essere piantati a caso, ma tenendo presente anche le funzioni estetica, di cortina e di sfondo verde che in un giardino un po’ spazioso ben si adattano agli agrumi.

L’epoca migliore per il trapianto cade da marzo a maggio, quando l’apparato radicale può subito cominciare a svilupparsi.

È molto importante curare bene sia il trapianto sia la concimazione organicominerale, spargendo letame a volontà, insieme a perfosfato minerale (kg 3-4 per albero) e solfato potassico (kg 1-2 per albero), da interrare non nella buca, ma uniformemente per un ampio raggio attorno a essa. Negli anni successivi si consigliano circa g 50 di perfosfato e g 60 di solfato potassico per ogni m2 di superficie di terreno assegnato alla pianta. Nei terreni molto fertili questa concimazione fosfopotassica può essere evitata. Quella azotata invece, che è sempre importante, non è però tanto necessaria al momento dell’impianto quanto negli anni successivi: mediamente spargere, senza necessità di interramento, circa g 35 di solfato o nitrato ammonico (o l’equivalente di urea) per ogni m2, meglio se ripartiti in due interventi, durante il periodo di fioritura (da aprile a giugno). Il letame o altro prodotto organico dovrebbe pure essere somministrato ogni 3-4 anni. Per le piante in contenitore di cm 40-50 di diametro si calcolano necessari circa g 40 di nitrato ammonico o g 20 di urea al mese, •escluso il periodo invernale.

Come regola generale, si tenga però presente che una eccessiva concimazione peggiora la qualità dei frutti e diminuisce la resistenza delle piante alle avversità.

È molto importante, poi, mantenere pulito il terreno dalle erbe infestanti, che sottraggono acqua ed elementi nutritivi. A questo proposito, è sempre preferibile la lavorazione superficiale del suolo all’uso di diserbanti, a meno che questi non siano semplicemente disseccanti (dipiridilici) oppure prodotti privi di residui tossici.

Gli agrumi sono molto esigenti di acqua: occorrono circa m3 0,8-1,2 di acqua per ogni m2 di terreno, tre quarti dei quali nei 6 mesi primaveriliestivi. Se quindi i terreni non sono molto freschi o presentano falde freatiche profonde, bisogna irrigare con il tradizionale sistema “a conche” o per scorrimento (cioè a solchi) oppure con irrigatori a pioggia sotto chioma, che irrorino in media, durante i mesi più caldi, da 1 30 a 60 di acqua per ogni m2 di terreno alla settimana.

Bisogna fare attenzione anche a non usare acque saline e a non dare troppa acqua in una volta, specie se il terreno è compatto o subcalcareo. Se si dispone di poca acqua, si può ricorrere a un impianto con tubi di plastica pensili, forati oppure provvisti di speciali sgocciolatori (“irrigazione a goccia” e quindi localizzata), da attivare a tempi prestabiliti anche molto frequenti (per esempio, ogni due settimane).

La raccolta non va fatta troppo in anticipo (pena una scadente qualità dei frutti, oltre che una certa perdita di peso) e comunque è consigliabile aspettare quando il tenore zuccherino, rapportato a quello di acidità dei frutti, ha raggiunto valori ottimali (che variano in rapporto alla specie e alle cultivar).

Gli indici di valutazione del grado di maturazione non sono generalizzabili. Per esempio, il colore della buccia può trarre in inganno: i mandarini satsuma maturano con buccia ancora verde, mentre le arance “Valencia late” possono apparire di un bel colore arancio ed essere ancora immature.

I frutti però, salvo casi particolari, hanno generalmente una buona tenuta di maturazione e possono quindi restare sull’albero a lungo, a meno che non sopravvengano eventi stagionali avversi.

La raccolta non deve essere fatta “a strappo”, ma tagliando alla base il peduncolo con le forbici o un coltello. Bisogna anche evitare, nella manipolazione, ammaccature della buccia, che comportano spesso lesioni delle glandole oleifere e, poi, facilmente fanno scurire la buccia.

La conservazione dei frutti varia molto, anche in rapporto ai trattamenti con prodotti preservanti (per esempio, DPA) o con cere vegetali antitraspiranti. In famiglia, di solito, non si va più in là del frigorifero, con una temperatura di regime che dovrebbe stare fra i 4° e i 7° per le arance e i pompeimi e fra i 12° e i 14° per i limoni verdi. Attenzione all’inserimento di muffe come il Penicillium, specie se il tenore di umidità è molto elevato.

Un altro problema colturale è rappresentato, laddove il freddo è un pericolo, dalle protezioni invernali. Si possono costruire argini di terra alti circa cm 60 attorno al tronco come fanno in Florida, ricoprire le piante con plastica trasparente (ma al Nord non basta) oppure, anche se è costoso, ricoprire i tronchi con materiali coibenti.

Per le piante in contenitore il problema, specie nelle regioni nordiche, si pone solo come scelta dell’epoca in cui metterle al riparo in serra (a fine ottobre) e quando rimetterle fuori in primavera (non troppo presto, almeno in aprile).

Il diradamento dei frutti, negli agrumi, non si pratica, salvo il mandarino, nel quale si vuole favorire l’ingrossamento e anche perché, a causa della particolare conformazione della chioma (rami sottili é fruttificanti all’apice), l’eccessivo peso dei frutti potrebbe spezzare le branche.

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