Add Me!Close Menu Navigation
Add Me!Open Categories Menu

Come allevare e potare un pesco: la palmetta e la forma libera

La palmetta

È questa una forma adatta per il giardino solo in particolari circostanze: per esempio, per fare un setto divisorio arboreo, una siepe perimetrale, per accostare alberi a un muro esposto a mezzogiorno, se si opera in una zona piuttosto fredda, ecc. La palmetta è anche meno ingombrante del vaso, in quanto il pesco è obbligato a crescere in due sole dimensioni.

La potatura all’impianto, a differenza del vaso, può essere evitata, lasciando quindi intatto l’astone, che deve essere “ripulito” dei rami anticipati troppo esili e corti o cresciuti troppo in basso.

L’astone, intero, può essere allevato a “tutta cima”, senza tagliare quindi il ramo di prolungamento (o freccia) dell’asse centrale anche negli anni successivi. Anzi, si può fare di più: si possono utilizzare, fin dal momento del trapianto, i migliori rami anticipati dell’astone da destinare alla costituzione scheletrica delle prime branche, i cui apici, come la freccia centrale, non devono essere mai spuntati o tagliati. È questa la nuova “palmetta anticipata” o “libera”, che consente di accelerare al massimo la formazione dell’albero, anticipando la messa a frutto dell’albero stesso, che già al secondo anno può produrre da kg 5 a 15 di pesche e al terzo da kg 30 fino a 60 per albero. Se si vuole avere successo, occorrono però condizioni ambientali favorevoli e terreno fresco e fertile.

La potatura è perciò, al primo come al secondo e al terzo anno, limitata a qualche taglio di diradamento dei rami, specie nelle parti distali delle branche (da farsi soprattutto durante i mesi di maggio, giugno e luglio), e all’eliminazione di alcuni eventuali rami vigorosi e diretti in senso trasversale alla linea longitudinale del filare.

È ovvio che si otterrà un albero irregolare, esteticamente criticabile, ma abbastanza equilibrato e precocemente produttivo. Dal terzo al quarto anno, si deve cominciare, poi, la potatura di fruttificazione, con molti tagli di diradamento dei rami fruttiferi, ove questi sono troppo numerosi (l’asportazione può superare il 50%).

Nella forma tradizionale – la “palmetta regolare o irregolare a branche oblique” – si vuole invece costituire una struttura scheletrica prefigurata da 3 o 4 coppie di branche sovrapposte e quindi simmetriche, egualmente sviluppate e distanziate, inclinate di circa 50-60° rispetto all’asse centrale verticale. A tal fine, occorre apportare un maggior numero di tagli e di correttivi (inclinazione e piegatura delle branche, torsione o cimatura estiva di germogli concorrenziali, ecc.), nonché praticare ogni anno, compreso quello di impianto, tagli di raccorciamento della freccia a un’altezza di poco superiore a quella cui si vuole ottenere un palco di branche: in pratica, a cm 70-80 da terra dopo il trapianto dell’astone; a circa cm 150 da terra alla fine del primo anno; successivamente, a cm 80-100 al di sopra del taglio precedente, per ottenere un albero la cui eventuale quarta impalcatura non si trovi a un’altezza superiore a m 3-3,50 da terra.

Se ogni anno (in inverno) si raccorcia la freccia, bisogna anche fare vari altri tagli di diradamento, cioè asportare alcuni rami laterali e in certi casi anche raccorciare le stesse branche, per mantenere una certa proporzione fra le dimensioni delle varie parti della chioma. In tal modo, l’albero risulterà geometricamente ben fatto e anche strutturalmente equilibrato, anche se questo risultato deve essere pagato in termini di minore produzione iniziale, cioè di ritardo nella “messa a frutto”.

Di solito, un albero a palmetta produce meno di un vaso, ma, rispetto allo spazio di giardino che tiene occupato, può produrre di più. Se un vaso adulto produce, a seconda delle varietà, da kg 60 a 120 di pesche, una palmetta può produrne da kg 30 a 80. (Nelle annate climaticamente avverse, la produzione può però ridursi notevolmente.) Nella palmetta, grazie al limitato spessore della chioma (circa cm 60-80) la raccolta dei frutti, distribuiti come su una parete fruttifera, è facilitata e, se l’orientamento delle branche (cioè dell’eventuale filare) è nordsud, l’albero sarà ugualmente sviluppato, e produttivo, sulle due “facciate”; se l’orientamento è estovest, invece, i rami della parete sud saranno più sviluppati e produttivi di quella a nord.

La forma libera

L’albero, piantato intatto oppure con il solo taglio di raccorciamento dell’astone, cresce liberamente quasi senza interventi per 2-3 anni.

La chioma, nel primo caso, acquisisce dapprima un aspetto fusiforme che, sotto il peso della produzione di pesche, tende in seguito a espandersi più lateralmente che in altezza. Il fuso diventa cosi un globo o un tronco di cono irregolare, con branche molto aperte, soggette anche a scosciarsi o a spezzarsi (salvo l’apposizione di sostegni) e con zone di eccessivo ombreggiamento e assembramento di vegetazione, che si riflettono negativamente sulla qualità dei rami misti (sottili o poco fertili) e soprattutto sulla quantità, sulla pezzatura e sulle caratteristiche qualitative dei frutti.

A partire dal terzo e dal quarto anno, dopo aver sfruttato l’iniziale, rapida e abbondante messa a frutto, prima di tutto occorre una potatura di ristrutturazione o di riforma della chioma, consistente nell’eliminazione delle branche troppo sviluppate o equilibrate e nel riportare la struttura scheletrica a una forma accettabile (piramidale o appiattita). In alternativa, si possono diradare solo le branche per dare luce e aria e continuare a sfruttare intensamente l’albero fino a ridurre la sua longevità o comunque la durata economica del pescheto, che verrà cosi spiantato dopo 7-8 anni, anziché dopo 12-14 anni come avviene nei frutteti industriali.

La spalliera a ipsilon

Oltre ai metodi di allevamento del pesco fin qui descritti, esiste anche la spalliera a ipsilon. Ma, dal momento che essa è. stata più precisamente presentata a proposito del melo.

Rispondi

Devi aver effettuato il log in per scrivere un commento.

Articoli successivi:

  • Tre articoli a caso: