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I cachi: impianto e allevamento, la potatura e le principali malattie

Impianto e allevamento

La piantagione si effettua in autunno, avendo cura di trapiantare gli alberi subito dopo l’estirpazione dal vivaio, perché altrimenti le radici potrebbero seccarsi con facilità nel Settentrione. E bene chiedere ai vivaisti, in virtù della sua elevata resistenza alle minime termiche invernali, alberi innestati su Diospyros lotus, mentre nel Sud si può utilizzare come portainnesto anche Diospyros virginiana, che però presenta l’inconveniente di generare polloni radicali (da tagliare via via che spuntano dal terreno).

L’innesto su D. lotus di solito si esegue a fine inverno (a spacco o a triangolo), a una certa altezza da terra, anche m 1, per avere un tronco più resistente al freddo; l’innesto estivo a gemma, che è il più diffuso per le più importanti specie di fruttiferi, nel cachi non si esegue a causa delle scarse probabilità di attecchimento.

Le distanze di piantagione oscillano da m 5 a 7 fra un albero e l’altro.

Le forme di allevamento più indicate sono quattro: naturale o globosa, a piramide, a vaso e a palmetta. Forma naturale È la più facile da ottenere, perché richiede solo il taglio di raccorciamento dell’astone (a cm 80-90 da terra) al momento del trapianto e qualche taglio di diradamento dei rami negli anni successivi.

La messa a frutto è abbastanza rapida: avviene verso il terzo anno; qualche frutto si può raccogliere anche al secondo anno dal trapianto. Piramide Dopo la solita spuntatura dell’astone all’altezza di circa m 1,20, occorre allevare durante il primo anno, oltre alla freccia di prolungamento del fusto (verticale), altri 3-4 germogli fra loro ben distanziati (cm 10-15 fra l’uno e l’altro).

Negli anni successivi è sufficiente procedere analogamente, finché la piramide non si presenta formata da 3-4 palchi di branche.

Vaso Abbastanza frequente, è una forma impalcata a circa cm 100-130 da terra con tre branche inclinate a 30° circa (dalla verticale) con l’aiuto di bastoncini distanziatori; su ciascuna branca primaria si allevano alcune sottobranche su cui saranno inseriti i rami fruttiferi.

Palmetta È una forma appiattita, verticale, che può essere scelta quando col cachi si vuole fare una siepe fruttifera perimetrale o si vuole accostare l’albero a un muro. Si alleva in 4 anni circa, formando tre palchi di branche oblique, posizionate su fili con un’inclinazione, rispetto all’asse verticale, di circa 50°.

La potatura

La potatura del cachi, durante l’allevamento, deve essere molto leggera, anche per contenere l’elevata vigoria delle specie e la tendenza, abbastanza marcata anche nelle piante adulte, a perdere una grande quantità di frutti durante l’estate: la “cascola” di luglioagosto, infatti, può interessare il 30-40% dei frutticini. La potatura di produzione va commisurata alle capacità produttive dell’albero: non potando, i frutti sarebbero troppi e rimarrebbero piccoli; con tagli molto energici, si corre il rischio di un’eccessiva reazione vegetativa. In genere, si pratica un buon diradamento dei rami di un anno, alcuni dei quali, se deboli, vanno anche raccorciati.

La raccolta va fatta con attenzione, perché il peduncolo è corto e legnoso e può forare gli altri frutti.

Le principali malattie

Le principali malattie del cachi sono rappresentate soprattutto dalla “muffa grigia” (botrite), che colpisce i frutti se l’estate e l’autunno decorrono piovosi o umidi, e da alcuni insetti: la mosca (una larvetta bianca che vive nel frutto maturo), pericolosa soprattutto nelle regioni calde meridionali; la sesia, una larva di lepidottero, che scava gallerie sottocorticali su branche e tronchi; e infine le cocciniglie. Contro la mosca, si possono fare trattamenti con prodotti specifici (esteri fosforici), mentre contro la sesia la lotta è molto diffìcile e con esiti piuttosto scarsi.

Nei climi molto caldi c’è anche il rischio di colpi di sole sui frutti. In tal caso, la buccia si chiazza di nero o scurisce. Inoltre, sono elevate anche le probabilità di danni da grandinate.

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