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Il ciliegio: dopo il secondo anno e problemi sanitari

Dopo il secondo anno

Durante il secondo anno (in maggiogiugno) i rami possono essere legati a canne o tiranti, in modo da far loro assumere una corretta inclinazione (almeno 30-35° rispetto all’asse verticale). Se è necessario, fare anche qualche intervento di potatura verde, come al primo anno.

Alla fine del secondo anno, durante il periodo di riposo invernale, i rami di prolungamento delle branche (3 o 4) devono essere lasciati intatti se sotto di essi le branche hanno già formato uno o più rami atti a costituire il primo ordine di branche secondarie; in loro assenza è invece bene reciderli tutti a circa m 1,20-1,40 dal suolo per favorire, durante il terzo anno, l’emissione dei germogli nella posizione voluta. Il taglio è da farsi al di sopra di una gemma esterna per evitare che la branca cresca a zigzag.

Durante il terzo anno (sempre all’inizio dell’estate), bisogna nuovamente fare una o due operazioni di potatura verde per mantenere equilibrati i rapporti di crescita fra branche primarie e secondarie, asportando eventuali germogli soprannumerari o fortemente competitivi. Alla fine del terzo anno, l’albero dovrebbe avere formato anche il secondo palco di branche secondarie, a distanza di circa cm 80-90 dalle prime e orientate, ovviamente, in posizione opposta.

Successivamente, tra il quarto e il sesto anno, la struttura scheletrica deve essere completata con altri due ordini di branche secondarie che, in totale, saranno 4 per ciascuna branca primaria. Per ottenere tali branche vale il principio già esposto: se i rami apicali delle branche sono lunghi non più di cm 80-100, non occorre raccorciarli; se invece sono più lunghi e sono privi di rami sottostanti nella posizione desiderata, allora vanno raccorciati all’altezza in cui si desidera ottenere branche secondarie.

Altro accorgimento da ricordare è che le branche secondarie vanno disposte in posizione molto aperta od orizzontale (e alternate), mediante tiranti o legacci, per disporle meglio a frutto ed evitare che acquisiscano eccessiva vigoria: devono servire da supporto per i dardi fioriferi e pertanto eventuali rami verticali su di esse insorti vanno asportati.

Palmetta Tale forma si basa sull’allevamento secondo un unico piano di un albero ad asse centrale con 3-4 palchi di branche sovrapposte e ottenute, se tutto procede bene, in 4-5 anni.

All’impianto, tagliare l’astone a circa cm 80-90 e poi, oltre alla freccia apicale, allevare una coppia di branche al primo anno, una seconda al successivo e cosi via, purché l’accrescimento dell’asse verticale del fusto superi ogni anno i cm 80-100.

Ogni anno, è buona norma raccorciare la freccia a tale distanza dal palco precedente, per avere la formazione di almeno due germogli opposti e distanziati, fra loro, di cm 10-20, atti a costituire le future branche.

L’allevamento a palmetta è più semplice di quello a vaso e non richiede la costituzione di branche secondarie, ma di corti supporti o branchette fruttifere laterali. Le branche primarie devono assumere, rispetto alla verticale, un’inclinazione di 45-55°, ottenuta legando le branche fra loro (se si intersecano) o ai fili orizzontali messi in numero di 3-4 per albero (uno per ogni palco).

La potatura di allevamento del ciliegio acido differisce da quella del ciliegio dolce solo per il fatto che è più facile, in quanto naturalmente si formano anche rami anticipati, che evitano la- necessità dei tagli di raccorciamento della freccia o delle branche. Inoltre, in molte cultivar i rami sono esili e lunghi e si piegano facilmente e senza necessità di interventi cesori. In questi casi, però, è utile un palo verticale che sorregga l’asse centrale (se si tratta di palmetta o fuso piramidale) o tenga in equilibrio, con una serie di tiranti, le branche primarie della forma a vaso.

La potatura di fruttificazione è più necessaria nel ciliegio acido che in quello dolce, in quanto fruttificando il primo anche sui rami misti (come il pesco), richiede un costante rinnovamento della vegetazione; la potatura deve essere quindi annuale. Nel ciliegio dolce si fa invece periodicamente (ogni 2-3 anni) e, specie se la zona è umida, è bene potare in estate, dopo la raccolta, per evitare Tinsediamento di patogeni o casi palesi di gommosi.

Forma libera Per quanto riguarda la forma libera, cioè naturale, non vi sono specifiche indicazioni per la potatura, che deve essere ridotta al minimo o addirittura evitata. L’albero crescerà presumibilmente di più in altezza e come volume complessivo della chioma, ma si metterà anche a frutto più precocemente. Se l’albero è isolato, la forma naturale è anche la più indicata per l’inserimento in un giardinofrutteto che abbia pretese estetiche. Tuttavia, dopo qualche anno, se l’albero è troppo diffìcile da governare (per esempio, la chioma è troppo spostata in alto), è necessario qualche taglio di riforma.

Problemi sanitari

Le malattie più temibili per le ciliegie sono la moniliosi (un fungo) e il cancro batterico. Ma assai più pericolosi per le ciliegie a maturazione mediotardiva sono gli attacchi della mosca mentre, ai fini del deperimento degl: alberi, lo sono quelli di alcune cocciniglie e degli afidi.

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