Add Me!Close Menu Navigation
Add Me!Open Categories Menu

Il ciliegio: l’impianto e la coltivazione

La piantagione si fa di solito in autunno, con distanze tra pianta e pianta piuttosto ampie (per esempio, m 6×5, m 7×8, ecc.). Il terreno sottostante può essere inerbito (mantenendo però falciato il prato) fin dal secondo o terzo anno, in modo da limitare la crescita dell’albero. L’apparato radicale è molto sviluppato in profondità, cosicché i terminali delle radici riescono a raggiungere l’acqua anche in caso di persistente siccità. L’irrigazione, quindi, è necessaria solo raramente.

Una buona concimazione eseguita a fine inverno, che richiede che le sostanze chimiche vengano interrate, comprende circa g 20 di solfato potassico per ogni m2 e circa il doppio di perfosfato, che può essere somministrato anche ad anni alterni. Più importante è la concimazione azotata, inizialmente limitata a g 15-20 di solfato o nitrato ammonico per ogni m2, da aumentare fino a g 30-40 oltre il quarto anno e fino a g 70 quando l’albero è adulto. È ovviamente utile anche la concimazione con letame e altri residui di allevamenti zootecnici, da farsi anche periodicamente (ogni 2-3 anni).

Anche l’eliminazione delle erbe infestanti è una pratica necessaria: operare con le zappe oppure con una eventuale somministrazione di prodotti disseccanti (dipiridilici) o di erbicidi ad azione sistemica, attivi anche contro le infestanti perenni (per esempio, glifosan).

Un pericolo incombente sulle ciliegie, in prossimità della maturazione, è rappresentato dagli uccelli, i cui danni si possono prevenire ricoprendo gli alberi con reti, con uno spaventapasseri ad allarme o con una raccolta precoce. La raccolta, però, non deve essere troppo anticipata, pena l’arresto della maturazione (si blocca la formazione degli zuccheri) o, addirittura, l’incompleto ingrossamento (i frutti, infatti, crescono in volume soprattutto negli ultimi giorni, contemporaneamente al processo di maturazione).

La raccolta è un’operazione molto delicata, perché, strappando i frutti, spesso si staccano anche i dardi che li portano oppure si lede il peduncolo nel punto di attacco del frutto, che cosi potrebbe facilmente marcire. Il frutto, invece, va raccolto afferrando il peduncolo e tirando questo perpendicolarmente all’asse del ramo portante.

La conservazione dei frutti, che è molto limitata (appena qualche giorno con l’ausilio del frigorifero), può essere migliorata previa bagnatura dei frutti appena raccolti per 15-20 minuti in acqua fredda. Le ciliegie devono quindi essere consumate rapidamente, anche se utilizzate per qualche uso di conserveria.

L’allevamento e la potatura

Il ciliegio può essere allevato liberamente (senza potature per qualche anno) oppure a vaso o, nei ceraseti industriali, a palmetta o a bandiera. Vaso Tale forma, con le branche disposte a tronco di cono capovolto, è facile da ottenere e poco impegnativa anche da mantenere: le branche sono bene illuminate anche all’interno della chioma e le ciliegie sono quindi di buona qualità. Dopo l’impianto, l’albero (astone) va tagliato a circa cm 90-100 da terra, asportando o raccorciando anche eventuali rami anticipati. È importante che le foglie delle gemme ricoprano il fusto, per evitare i pericoli di scottature alla corteccia nei periodi di forte insolazione estiva.

Durante il primo anno l’albero forma alcuni germogli, fra cui, già durante l’estate e se sono vigorosi, si possono scegliere i 3-4 migliori, sterzati di 120° e fra loro distanti cm 10-20, in modo da formare le tre future branche primarie. Gli altri si cimano o vanno asportati o sottoposti a torsione, per evitare che siano concorrenziali. A fine inverno, controllare lo sviluppo complessivo e l’angolazione dei rami scelti. Se sono troppo eretti o verticali, qualcuno preferisce asportarli e allevare, al secondo anno, i germogli che si formeranno sicuramente con un angolo d’inserzione molto più aperto (e quindi strutturalmente più solidi).

Rispondi

Devi aver effettuato il log in per scrivere un commento.