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Il melo: come allevare un melo a ipsilon e a cordone a U

La forma a ipsilon è facile da ottenere e consente di allevare, come nei cordoni verticali od obliqui, alberi molto fìtti nella fila (da m 0,80 a 1,50); l’insieme prende anche il nome di “siepe belga”.

Dal punto di vista strutturale, l’albero si compone di una V, cioè di sole due branche aperte di circa 25-30° rispetto alla verticale e impalcate molto basse, a cm 30-50 da terra.

Su queste branche, poi, si può procedere in tre modi.

1) Lasciare crescere liberamente per 3-4 anni branche e rami laterali, ottenendo una forma semilibera adatta ad alberi “spur” o a portainnesti nanizzanti. Itagli, da farsi prevalentemente in inverno, sono limitati all’alleggerimento degli apici delle due branche, che devono restare equilibrate fra loro e dominanti su tutti i rami sottostanti.

2) Allevare su ciascuna delle due branche delle corte “sottobranche”, distanziate fra loro di cm 40-50, su cui far crescere poi brindilli, rami misti e formazioni fruttifere.

3) Formare un doppio cordone, cioè speronare ogni anno (in estate), con operazioni di cimatura verde, tutti i germogli che si formano sulle due branche, in modo da ottenere tante corte formazioni fruttifere. In tal modo, però, si sacrifica molta parte del potenziale produttivo dell’albero, la cui chioma risulta “stilizzata” e assai meno ingombrante.

In quest’ultimo caso, la ipsilon può essere trasformata in “cordone a U semplice”, e allora, le due branche, alla fine del primo anno, devono essere “aperte” in posizione orizzontale e poi, con l’aiuto di due tutori verticali, piegate a gomito per farle salire verticalmente. Tale operazione, da farsi durante l’inverno del primo o del secondo anno, dopo il trapianto, è fattibile, ma comporta qualche rischio (per esempio, la rottura del ramo “in curva” o la sua scosciatura dal tronco). Si tratta, in ogni caso, di giardinaggio d’amatore e non di coltura di melo a scopo produttivo.

Diverso, invece, può essere il risultato se si opta per la ipsilon libera e per quella indicata nel precedente punto 2). Entrambe, che consentono di ottenere una buona fruttificazione, presuppongono comunque una spalliera con almeno 2-3 fili di ferro zincato per correggere l’inclinazione delle branche e per intersecare correttamente fra loro le branche stesse, fino a formare tanti parallelogrammi con lato di cm 40-60 su 3-4 ordini sovrapposti. La siepe sarà alta in totale circa m 2 e quindi si potranno raccogliere tutte le mele da terra.

Altro modo di allevare l’ipsilon è in senso trasversale al filare. Non si avrà ovviamente una forma appiattita, a spalliera; se però gli alberi sono molto vicini (a m 1,5-2), si formano due pareti continue e divergenti, a V. È questo un sistema di coltivazione intensiva, attuato nei frutteti industriali ad alta intensità di piantagione (2-3 mila alberi per ettaro), perché consente di sfruttare bene lo spazio aereo e l’illuminazione delle branche. Occorrono però intelaiature e una doppia serie di fili.

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