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Il melo: come effettuare la potatura di allevamento

La fase di allevamento del melo dura da 3 a 5 anni e non è nettamente separata da quella di fruttificazione, che è propria dell’età adulta dell’albero. Già al secondo anno, infatti, i meli su portainnesti nanizzanti, e più ancora quelli di tipo “spur”, iniziano a produrre i primi frutti. Bisogna fare in modo che tale precoce messa a frutto non vada a scapito dello sviluppo dell’albero e della sua formazione scheletrica, che è bene sia completata al più presto possibile. Per raggiungere questo scopo, la prima regola è di tagliare poco e possibilmente di non fare tagli invernali per almeno 2-3 anni. A questi sostituire, in estate, interventi correttivi al “verde”, consistenti in cimature e nell’asportazione di germogli mal situati o concorrenziali con i prolungamenti del fusto e delle branche. Inoltre, la potatura estiva, se eseguita non troppo presto, aiuta la formazione di gemme a frutto e, quindi, riduce o rallenta l’attività vegetativa, con benefico effetto sulla funzionalità dell’albero. In terreni poveri o scarsamente concimati, invece, bisogna preoccuparsi che la crescita dei rami sia sufficiente e, nel caso contrario, bisogna fare in modo, diradando o asportando subito eventuali frutti allegati, da privilegiare (nel periodo maggioluglio) l’attività vegetativa su quella riproduttiva; questo, s’intende, sempre nei primi anni dell’impianto.

Nel melo, la conoscenza dello stato dell’albero presuppone un minimo di conoscenze morfofisiologiche. Per esempio, vi sono vari tipi di ramo: “a legno” (di solito, i più vigorosi; se verticali e nati in posizione dormale alle branche, sono detti “succhioni”), “misti” (se portano anche gemme a frutto), “brindilli” (esili rami che terminano con una gemma a frutto) e, infine, lamburde (che sono rametti molto corti – cm 1-3 – provvisti di una sola gemma apicale, prima “a legno” e poi “a frutto” o soltanto a frutto). La lamburda, ingrossandosi dopo la fruttificazione, prende il nome di “borsa”. Le gemme a frutto

– si riconoscono perché più grosse e non appuntite come quelle a legno -in realtà sono sempre gemme miste, perché oltre all’infiorescenza (corimbo) formano anche un asse vegetativo (e quindi delle foglie), che a sua volta, nel corso dell’anno, può divenire uno dei quattro tipi di rami precedentemente descritti. Le gemme si formano sempre durante l’estate precedente alla loro schiusura, a meno che non siano pronte, nel qual caso schiudono durante l’estate medesima e danno origine ai cosiddetti “rami anticipati”. Tali rami laterali, che presentano un grande angolo di inclinazione (apertura), sono adatti a formare branche; quando l’angolo è stretto, c’è invece il rischio che poi si spezzino per scosciatura.

Le varietà di melo si differenziano molto, già in vivaio, dal modo di crescere dell’astone (primo fusto senza rami laterali) e poi dal tipo di rami a frutto, tanto che assumono ognuna il proprio “habitus vegetativo” e di fruttificazione, di cui bisogna tener conto per la scelta sia della forma e della potatura d’allevamento, sia di quella di fruttificazione. Infatti, alcune varietà, come “Golden Delicious” e “Jonathan”, hanno una spiccata attitudine a formare rami anticipati e sono quindi molto facili da allevare; altre invece, come le “Delicious rosse” standard, formano lunghi astoni senza rami anticipati, per cui bisogna ricorrere alla cimatura estiva, che ne promuove artificialmente la fuoriuscita, oppure al successivo taglio invernale dell’astone o della freccia centrale dell’albero, per poter ottenere nuovi rami nella posizione ove si vogliono ottenere delle branche.

Quanto poi ai rami a frutto, di cui abbiamo già elencato i tipi “standard” e i tipi “spur”, nelle varietà standard il melo può fruttificare: prevalentemente su brindilli (per esempio, “Rome Beauty”, “Granny Smith”, “Rubra precoce”); su rami misti e brindilli e meno su lamburde (per esempio, “Golden Delicious”); prevalentemente su lamburde (per esempio, gruppi “Delicious rosse” e “Stayman”).

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