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Il melo: diversi criteri per trattare i germogli

Diversi sono poi i criteri con cui trattare tutti gli altri germogli destinati alla fruttificazione. Si possono lasciare intatti, sopprimendone solo qualcuno, se mal situato o troppo vigoroso, e questa è certamente la soluzione migliore, anche perché non comporta spese. Oppure, in luglio e poi eventualmente in settembre, si possono sottoporre sistematicamente a cimatura corta per favorire l’emissione di lamburde fiorifere basali. Ma, come già detto per il cordone, la pratica della cimatura può sortire anche esito controproducente.

Alla fine del secondo anno o all’inizio del terzo, si deve operare come nell’inverno precedente e cosi si procederà in seguito, finché l’albero non sarà provvisto di 3-5 palchi di branche (uno all’anno), dopo di che sarà ultimata la formazione scheletrica. I palchi devono distare tra loro, in media, da cm 50 a 90. La distanza minore vale per i portainnesti deboli e i cloni “spur”; la maggiore per le varietà “standard”, sempre su portainnesti deboli o medi. L’albero, in definitiva, sarà alto da m 2 a 3,50.

Le palmette fin qui descritte sono ottenute con potatura tradizionale piuttosto corta; ma, in terreni ricchi e freschi, è possibile ottenere, con la “non potatura”, le palmette liberemo anticipate, adottando l’allevamento a “tutta cima” delle branche, con ottimi risultati produttivi e con minor lavoro. Infatti l’albero, preformato in vivaio, si trapianta senza alcun taglio, curando solo che i migliori rami anticipati siano orientati nella direzione del filare e Tastone legato al primo filo longitudinale, posto a circa m 1 da terra.

Durante il primo anno, di solito, tenuto conto della crisi di trapianto, non è necessaria alcuna potatura. Nella primavera del secondo anno, è bene individuare i migliori rami o germogli atti a costituire le varie branche (non più ripartite in palchi, ma inserite irregolarmente e con varie inclinazioni lungo il fusto verticale). Tali rami, se troppo vigorosi o eretti, vengono inclinati assicurandoli ai fili longitudinali. In estate, si provvede a uno o due passaggi di potatura verde, allo scopo di diradare i germogli alla sommità della freccia o delle branche, o di asportare qualche ramo disposto in direzione trasversale al filare.

Alla fine del secondo anno, l’albero avrà formato 4-6 branche, o più, e avrà già prodotto kg 4-5 di mele (se il portainnesto è M9).

In seguito la potatura non sarà molto diversa da quella per le altre forme allevate a “tutta cima”.

La potatura di fruttificazione della palmetta Questo tipo di potatura non è dissimile da quello attuato per altre forme di allevamento. Trattandosi però di una forma obbligata e appiattita, è forse più difficile da mantenere nel tempo rispetto al vaso o al fuso.

Bisogna fare attenzione, fra l’altro, che i vari palchi di branche rimangano tra loro equilibrati (è facile, infatti, che quelli superiori abbiano il sopravvento su quelli inferiori) e che anche il carico di mele sia ben distribuito tra i vari rami formanti le branche. Nel caso che il primo palco fruttificasse meno (a causa dell’ombreggiamento operato dai palchi superiori

0 per la ridotta capacità di rinnovamento dei rami), bisogna ribassare l’albero, eventualmente sopprimendo un palco, oppure eseguire tagli “di ritorno” sulle branche.

Se poi l’albero, nel suo insieme, è molto vigoroso, bisogna intervenire ancora in estate (in luglioagosto) con cimature dei germogli laterali, al fine di stimolare la necessaria formazione di lamburde.

La potatura invernale, invece, è d’obbligo tutti gli anni. Essa serve a bilanciare le due attività dell’albero, vegetativa e riproduttiva: si diradano

1 rami a legno (con tagli alla base), si rispettano i brindilli, si raccorciano o asportano le formazioni fruttifere più vecchie o esaurite.

Infine, bisogna ricordare che l’asse centrale della palmetta deve essere sempre mantenuto e ricostituito su un ramo di sostituzione (attraverso un taglio di ritorno), nel caso ingrossi e sviluppi eccessivamente.

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