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Il melo: il tipo “spur”

Nei tipi “spur” (per esempio, “Starkrimson”, “Yellowspur”, ecc.) l’albero, invece, forma fin da giovane una grande quantità di lamburde, che, insieme alle residue borse, si riuniscono in formazioni fruttifere (zampe di gallo), soggette a esaurirsi con facilità. Per evitare questo inconveniente, occorre intervenire con la potatura invernale, in modo da provocare un graduale, tempestivo rinnovo della vegetazione e per eliminare, ovviamente, le formazioni più vecchie che, anche se fioriscono, giungono a maturazione (allegano) con maggiore difficoltà e, anche se allegassero, darebbero frutti di peggiore qualità (più piccoli, poco nutriti, meno colorati).

Quando si compra un albero, informarsi sempre sulla sua età e controllare lo stato dell’impalcatura. Se si tratta di astone provvisto di rami anticipati (cioè dell’età di un anno dall’innesto), la crisi di trapianto potrà essere minima e l’allevamento reso più facile dalla presenza di rami, tra cui si possono scegliere quelli destinati a formare le branche (i migliori) o a iniziare la fruttificazione (i più debo562 li); gli altri possono essere anche eliminati o tollerati con piegature. Se l’alberc nvece ha 2-3 anni, potrà avere già una sud impalcatura – il che semplifica l’allevamento -, ma subirà una maggiore crisi di trapianto (tranne le piante allevate in un contenitore, nelle quali l’apparato radicale non subisca grosse amputazioni).

Se infine si tratta di un astone sprovvisto di rami anticipati e alto m

1,50-2,50, le soluzioni sono due: tagliarlo all’altezza dell’impalcatura da formare (per esempio, cm 80-120) oppure lasciarlo intatto (allevamento “a tutta cima”), salvo correggere lo sviluppo dei germogli con 2-3 passaggi di potatura verde, che richiedono una certa competenza tecnica e interventi differenziati in rapporto allo stato dell’albero.

L’albero, se potato ogni anno fin dall’impianto, può’ essere plasmato a piacimento, ma vede ritardata la propria fruttificazione e produce anche meno (seppure è possibile che risulti più longevo). Invece, l’albero non potato, o sottoposto a tagli minimi, assume una forma irregolare, dimostrando nel contempo una netta prevalenza dell’attività riproduttiva su quella vegetativa e mettendosi cosi a fruttificare prima del completamento dello scheletro. Una volta, poi, che sia carico di frutti, se non opportunamente sorretto da concimazioni, irrigazioni, diradamento dei frutti, ecc., esaurirà presto le proprie riserve, producendo ad anni alterni, sarà più esposto ad attacchi parassitari e avrà presumibilmente vita più breve, specie se innestato su portainnesti nanizzanti. Ciononostante, è consigliabile usare le forbici con molta discrezione, anche per avere la soddisfazione di raccogliere più frutti.

La durata media di un albero di melo, sui nuovi portainnesti clonali, è di 15-20 anni (del resto più che sufficienti).

Usando le forbici, che devono essere sempre ben affilate, fare tagli netti e senza slabbrature, le cui ferite siano cioè facili da cicatrizzare; il taglio poi dovrebbe essere ben raso se fatto alla base (evitare di lasciare mozziconi) e inclinato sopra una gemma esterna, se si tratta di un taglio di raccorciamento.

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