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Il pesco: come allevare e potare un pesco

Il vaso

Tra le forme di allevamento del pesco, le più comuni sono: vaso, palmetta e forma libera. In ogni caso, l’albero si può ottenere in due modi: innestando a dimora il portainnesto piantato l’anno precedente oppure, preferibilmente, piantando l’astone di un anno d’innesto.

Il vaso è la forma storica, tradizionale, per antonomasia. Vi sono vari tipi di vaso: il più comune è quello a 3 branche (oppure a 4, come in Piemonte) poco inclinate (circa 30-35° rispetto all’asse del tronco) e ciascuna provvista di 3-4 sottobranche o branche secondarie distanziate fra loro di cm 60-90, alternate, inclinate a 50-60° e disposte a lisca di pesce.

Il vaso è relativamente facile da mantenere, dà elevate produzioni di buona qualità, assicurando un’uniforme distribuzione di aria e luce, di cui la specie è molto esigente: in ombra i rami vegeterebbero poco, rimarrebbero sottili e i frutti sarebbero piccoli e poco coloriti.

Primo anno All’impianto, l’albero va reciso a circa cm 70-80 da terra, asportando eventuali rami anticipati e allevando, poi, 3 germogli ben disposti e distanti circa cm 10-15. Tali germogli, da luglio in poi, vanno assicurati a un cavalletto di canne o ad altri sostegni direzionali. Gli altri germogli vanno torti, cimati o asportati. La potatura cosiddetta “verde”, perché si pratica nei mesi primaveriliestivi (tra maggio e luglio), è molto importante nel pesco, perché consente di correggere e guidare la crescita dei germogli, evitando o riducendo così la necessità di tagli nell’inverno successivo.

Secondo anno Si può procedere in due modi: attraverso il taglio di raccorciamento dei 3 rami, che formano le branche primarie, all’altezza del primo palco di branche secondarie (cioè a circa cm 50 dal tronco) oppure lasciando intatti i tre rami, salvo sfruttare la presenza di eventuali rami anticipati o l’insorgenza di nuovi rami, per costituire le 3 branche seconciarie. Naturalmente, nel secondo caso, l’albero cresce più in fretta, fruttifica prima, ma si impone comunque un’attenta sorveglianza e vari interventi di potatura verde, per guidare la formazione delle branche, eliminando o cimando i germogli concorrenti o soprannumerari. Terzo anno Valgono le stesse considerazioni fatte per il secondo anno, evitando, se è possibile, di raccorciare le branche e i rami.

Bisogna fare attenzione al mantenimento dell’equilibrio fra le branche primarie (agendo sulla loro inclinazione) ed evitarne l’eccessiva attività vegetativa nelle parti terminali, che devono essere alleggerite asportando o cimando alcuni germogli, che – se troppi – produrrebbero danno alla vegetazione delle parti più basse.

Alla fine del terzo anno l’albero presenta anche due palchi di branche secondarie.

Quarto anno II completamento dello scheletro si ha perciò al quarto anno, durante il quale comincia anche la potatura di fruttificazione con numerosi tagli di diradamento dei rami e con netta preponderanza della potatura invernale, mentre quella estiva sarà ora limitata a qualche taglio al momento del diradamento dei frutti. Inoltre, la potatura verde, se eseguita troppo presto, può favorire l’emissione di poco fertili rami anticipati e, se troppo tardi, può nuocere allo sviluppo delle pesche.

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