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L’actinidia: la potatura, la tecnica colturale e le eventuali malattie

La potatura

La potatura è molto importante sia durante l’allevamento, nei primi 2-3 anni in estate, per dare una forma obbligata alla pianta (che da sola sarebbe incapace di raggiungere) sia nella fase produttiva, a fine inverno, per ottenere ogni anno una produzione costante, di buona pezzatura e di elevata qualità. Senza potatura la pianta diverrebbe un ammasso caotico di vegetazione, tanta è la sua intrinseca vigoria, e produrrebbe frutti piuttosto piccoli.

Siccome l’actinidia fruttifica su germogli derivati dalle gemme miste dei tralci di un anno, la potatura di produzione deve essenzialmente consistere nell’asportazione o nel raccorciamento, in inverno, dei tralci che hanno appena fruttificato, avendo cura però di posizionare (con legature) quelli “di sostituzione”, che fruttificheranno l’anno successivo. I tralci di sostituzione, d’altra parte, sono generalmente piuttosto lunghi, per cui richiedono comunque di essere in qualche modo raccorciati.

In sintesi, la sequenza delle operazioni di potatura invernale si può riassumere nel modo seguente:

Primo anno: raccorciamento del tralcio di un anno e degli altri scelti e rimasti.

Secondo anno: nuovo raccorciamento dello stesso tralcio, divenuto cordone, e asportazione o raccorciamento dei nuovi tralci che hanno fruttificato; individuazione e raccorciamento dei tralci di sostituzione per l’anno successivo.

Terzo anno: come al secondo anno oppure asportazione totale del cordone, se a fianco di questo se ne sta formando un altro migliore, che ne può prendere il posto.

Pure le potature estive, consistenti nella cimatura dei germogli troppo vigorosi che non portano frutti, sono talora necessarie soprattutto durante l’età adulta.

Anche le piante maschili, la cui funzione è solo di produrre molti fiori, vanno potate ogni anno, in 2-3 tempi: subito dopo la fioritura, potatura per speronare a poche gemme i germogli che hanno fiorito e favorire quindi l’emissione basale di nuovi germogli per la fioritura dell’anno successivo; nel corso dell’estate, eventuale cimatura dei germogli di cui sopra; in inverno, soltanto il diradamento dei tralci in soprannumero.

La tecnica colturale

È importante assicurare alle piante il necessario, elevato fabbisogno idrico per l’intero periodo vegetativo, e cioè da maggio (dopo la fioritura) fino a settembreottobre.

Prima di tutto, occorre mantenere lavorato il terreno e ripulirlo dalle erbe infestanti, magari ricoprendolo con plastica nera; poi, bisogna irrigare in modo continuativo, con poca acqua ma frequentemente: in certi periodi, anche una o due volte alla settimana. I quantitativi, in mancanza di pioggia, oscillano da 1 40 a 50 di acqua alla settimana per ogni m2.

Anche la concimazione deve essere piuttosto ricca.

Nei primi 4-5 anni bastano g 30-50 di solfato o nitrato ammonico per ogni m2 e g 10-15 di perfosfato e solfato potassico.

In seguito, con l’entrata in fase produttiva, si rende necessario raddoppiare le predette dosi di concimi azotati e addirittura triplicare quelle di fosfatici e potassici.

Le eventuali malattie

Per quanto riguarda le malattie, l’actinidia è specie piuttosto rustica, che, per il momento, è ancora risparmiata dai fitofagi e dalle crittogame frequentemente nocivi alle altre specie fruttifere.

Tuttavia, saltuariamente possono manifestarsi marciumi al colletto, muffa grigia sui frutti, qualche insetto (tortricidi e cocciniglie), acari, nematodi.

Gravi, come è stato già ricordato, possono essere i danni provocati da gelo, da vento, da colpi di sole, da grandine o da anomalie del terreno (clorosi da calcare).

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