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L’olivo: impianto e allevamento

L’olivo, come sempreverde, va piantato in autunno, con il suo pane di terra per favorire l’attecchimento, e poi tagliato a un’altezza di cm 70-100 da terra. L’allevamento può essere fatto a forma naturale, oppure a cespuglio, a vaso, a monocono, a ipsilon, a palmetta. È quindi una specie plastica e adattabile anche a forme obbligate. Tuttavia, se durante l’allevamento si pota poco, dopo 2-3 anni inizia a fruttificare; invece, se si taglia molto, è necessario attendere anche 6-7 anni.

Durante il primo e il secondo anno, la pianta deve essere educata più attraverso interventi correttivi (inclinazioni, cimature, ecc.) che attraverso tagli di raccorciamento o di asportazione dei rapii.

Per occupare poco spazio, una forma molto adatta è quella monoconica, in cui c’è un solo asse verticale, sostenuto da un paletto e privilegiato su tutte le altre branche laterali, che non devono cosi prendere il sopravvento sul primo. In tal modo, senza tagli alla freccia, l’albero produce subito e lateralmente si allarga poco. La distanza fra le piante non dovrebbe però essere inferiore a m 3-4; se poi si alleva a vaso o a forma naturale, tale distanza dovrebbe spingersi fino a m 5-6. Nel vaso cespugliato si deve partire da tre polloni emessi dalla ceppaia (nel caso che il tronco sia stato reciso per danni da freddo o senescenza) oppure da tre “piantoni”, messi a dimora al vertice di un triangolo di m 1 di lato circa; in tal caso, si avrà una chioma policonica, a tre tronchi, con chiome integrate.

Oggi però c’è la tendenza a impalcare gli olivi in basso, vicino a terra e con un solo tronco, per agevolare le operazioni di raccolta, che sono molto onerose. In giardino, invece, può essere conveniente anche fare l’impalcatura alta, per utilizzare lo spazio sottostante la chioma.

La potatura di produzione è bene che sia attuata ogni anno, altrimenti la zona di fruttificazione si sposta in alto e verso l’esterno. Quindi, bisogna sfrondare la chioma per dare aria e luce, asportando, oltre i rami che hanno fruttificato, le branche più vecchie per favorire il rinnovo della vegetazione produttiva. Vanno poi eliminati i succhioni, che sorgono sul dorso delle branche, e salvaguardati gli apici delle branche dai germogli concorrenti che vanno asportati. Infine, tagliare anche i polloni alla base del tronco.

Il terreno deve essere pulito da erbe. Il consumo di acqua può essere molto ridotto, ma l’irrigazione è necessaria nei suoli molto aridi.

La concimazione annuale dovrebbe comprendere circa g 45 di solfato ammonico per ogni m2, da spargere in marzo, e altrettanto di perfosfato e solfato potassico più letame in autunno, da interrare con l’ultima lavorazione del suolo.

Un’attenzione particolare va dedicata agli aspetti sanitari. L’olivo è colpito frequentemente da: cocciniglie (trattare con oli bianchi attivati con esteri fosforici), mosche (irrorare i frutti verdi, all’apparire dei primi fori di ovodeposizione, con dimetoato), tignole (trattare in prefioritura con esteri fosforici), occhio di pavone (cicloconio) e fumaggine (trattare con ossicloruro di rame alla conclusione della stagione estiva).

La frutta: pero

Il pero è una pianta da frutto molto adatta per un orto familiare: è poco ingombrante, relativamente facile da governare e potare, molto produttiva e, soprattutto, capace di occupare, con un’accurata scelta varietale, un calendario di maturazione di circa 8 mesi, con raccolta ripartita in 4 mesi.

Come specie, si adatta a tutto il territorio nazionale, anche se sembra trovare le migliori condizioni di terreno e di clima nella pianura alluvionale padana, con inverno freddo, primavera fresca e spesso umida, estate molto calda. Nell’Italia del Sud, specie se si fa uso del portainnesto cotogno, vi sono talora difficoltà di acclimatazione a causa dell’insoddisfatto “fabbisogno di freddo”, che alcune cultivar manifestano con cascola di gemme, fioritura ritardata, fruttificazione irregolare, frutti atipici. Nell’Italia del Nord, invece, può capitare che il freddo invernale sia eccessivo, fino a lesionare o a eliminare parte delle gemme miste, ma di solito in quantità tale da non influire sulla produzione. Solo in annate particolari (in media ogni 4-5 anni), con una temperatura al di sotto dei —15°, si hanno consistenti danni alle gemme a frutto o fenditure di tronchi.

Più pericolose sono invece le gelate primaverili o le piogge che, durante la fìoritura, ostacolano il volo degli insetti pronubi necessari all’impollinazione incrociata. Vi sono tuttavia varietà, come “Conference” e “Butirra Hardy”, che sono partenocarpiche, in cui cioè il frutto può svilupparsi senza semi (per esempio, in caso di gelate in periodo di fioritura).

Per quanto riguarda il terreno, la specie si adatta soprattutto a quelli mediocompatti, anche argillosi, purché non troppo umidi e asfìttici, e con un contenuto in calcare attivo non superiore al 6-7%, altrimenti, se il portainnesto è il cotogno, si manifestano facilmente sintomi di clorosi (cioè ingiallimento fogliare).

Gli astoni di pero vanno piantati in autunno, di solito in novembredicembre, o in marzo. Al momento dell’acquisto, controllare che gli alberi non siano né malati (virosi, tumori radicali, ecc.) né varietà non corrispondenti a quelle richieste. Come portainnesto, è bene scegliere il cotogno, che imprime all’albero uno sviluppo alquanto limitato e ne induce una rapida messa a frutto, migliorando anche la qualità dei frutti. Solo nei terreni aridi, calcarei o ciottolosi, si può optare per il pero franco (da seme).

In concreto, se il terreno è fertile, i peri innestati su cotogno abbisognano di circa m2 3-4 (bastano m 1,50-2 fra una pianta e l’altra e m 3,50-4 tra le file), mentre, se sono innestati su pero franco, occorrono circa m2 10-12 (m 3 tra le piante e almeno m 4 tra le file). Anche l’altezza dell’albero è diversa: col cotogno raggiunge m 3-4, col franco 5-6.

Per una famiglia media, è bene acquistare una sola pianta per varietà, con frutti maturi scalarmente. La produzione di un albero può oscillare da kg 10 a 60, per cui con 5-6 alberi (una o due varietà estive, due o tre autunnali e uno o due invernali) ci si può approvvigionare di pere per 6-8 mesi in un anno. Per conservare per qualche settimana le varietà estivoautunnali, che altrimenti maturano rapidamente o, come le più precoci, “ammezziscono” (imbrunimento del cuore) se non sono consumate subito dopo la raccolta, occorre un capace frigorifero, a +3-5°, e capaci sacchetti di polietilene.

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