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La fragola: la moltiplicazione e la piantagione

La pianta di fragola ha un’altra prerogativa: forma un cespo di alcuni germogli che portano infiorescenze erette ripartite su diversi assi, dall’aspetto di grappoli penduli a maturazione dei frutti; verso la fine del ciclo riproduttivo (cioè quando i frutti sono ormai maturi), la pianta comincia a formare stoloni, cioè germogli che si irradiano lateralmente, a mo’ di filamenti. Ognuno di questi è costituito da numerosi stoloni, uno ogni due nodi. Man mano che gli stoloni emettono le radici, formano altrettante piantine figlie, potenzialmente autonome dalla pianta madre. Questi stoloni vanno subito eliminati se le piante devono restare per fruttificare nell’anno successivo e vanno invece allevati, curati e successivamente tagliati dalla pianta madre e trapiantati in un altro sito, se ci si vuole autoapprovvigionare delle nuove piantine. È ovvio che questo sistema, anche se è di personale soddisfazione per il giardiniere, non è tecnicamente razionale a causa del rischio di propagare materiale malato e anche perché le piantine dovrebbero essere prodotte in appositi campi di moltiplicazione sotto controllo sanitario, senza l’interferenza della fase di fruttificazione. Anzi, i vivaisti, per maggiore garanzia sanitaria e per rendere più rapida la fase di propagazione, si stanno orientando verso piantine ottenute “in vitro” da apici meristematici, moltiplicate prima in ambiente asettico, poi ambientate in serra e, infine, “stolonizzate” in vivaio.

Le fragole rifiorenti stolonizzano molto meno perché la fase riproduttiva si prolunga per tutta l’estate e, quindi, a questo riguardo sono più facili da coltivare per il frutto e più costose per il vivaista (che vuole produrre solo stoloni).

Se non si è in grado di innaffiare quotidianamente le piantine, è bene evitare di fare il trapianto in piena estate e rinviarlo invece all’inizio dell’autunno, non appena il terreno è abbastanza fresco per le sopravvenute piogge, affinato e soffice. Laddove l’autunno è molto piovoso o l’inverno molto freddo, conviene invece rinviare il trapianto a primavera.

In particolare, le fragole rifiorenti è bene che siano sempre piantate a fine inverno o in aprile. Bisogna preparare accuratamente il terreno con lavorazioni ripetute finché non è divenuto fine, friabile, privo di zolle e di residui di erbe. Le radici, che sono molto superficiali, devono infatti aderire perfettamente al terreno.

Il terreno per la fragola va quindi lavorato almeno alcune settimane (meglio 1-2 mesi) prima del trapianto, interrando con la vangatura anche letame (circa un secchio per ogni m2) oppure altro concime organico (per esempio, g 200 di pollina secca mescolata a kg 1-2 di torba per ogni m2, aggiungendo anche g 50-100 di zolfo, se il terreno necessita di un correttivo acidificante). Come concimi minerali si consigliano (sempre prima dell’impianto) g 100 di perfosfato, g 150-200 di solfato potassico e non più di g 50-100 di solfato ammonico per ogni m2. I concimi azotati, se è necessario, si possono distribuire anche successivamente.

Le piantine si piantano col cavicchio o scavando fossette profonde circa cm 15, previa baulatura del terreno, rialzando cioè arginelli di cm 15-20 di altezza per fare in modo che la piantina abbia il colletto rialzato e l’apparato radicale non venga a contatto di ristagni idrici. La distanza fra le piante deve essere di almeno cm 30 e quella tra le file di circa cm 80-90 (le file possono essere abbinate con distanza di circa cm 40 tra loro e di cm 100 fra le doppie file).

Per evitare la crescita di erbe infestanti, più che l’uso di diserbanti è consigliabile ricoprire il terreno con fogli di plastica nera prima dell’impianto, da forare con tagli a croce nei punti dove si collocano le piantine.

Per favorire l’attecchimento, se le piante sono state fuori terra per qualche gior/io, è bene immergere l’apparato radicale in acqua per 1-2 ore, ripulirlo, pareggiarlo con le forbici ed eliminare le foglie vecchie. Se la piantagione è estiva, si può far uso di piantine del precedente anno, conservate per alcuni mesi in frigorifero e già private delle foglie al momento della estirpazione dal vivaio (cioè in inverno).

Evitare che l’apparato radicale venga arrotolato o ripiegato in alto e fare in modo che il colletto, a terreno sistemato, rimanga a livello del terreno – quindi né troppo profondo, né troppo superficiale – perché poi potrebbe disseccare. Infine, pressare bene il terreno vicino alle radici.

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