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La frutta: agrumi

Numerose sono le specie di agrumi coltivate per il frutto, utilizzate come portainnesti oppure come semplici piante ornamentali.

Fra le prime si annoverano l’arancio dolce, il limone, il mandarino e gli ibridi o le specie similari (mandarancio o clementine, tangelo e tangerino, satsuma, ecc.), il pompeimo, il cedro, il bergamotto, il kumquat. Fra le seconde si annoverano l’arancio amaro (o melangolo), talvolta anche coltivato come ornamentale e per usi industriali, i citrange (ibridi di arancio dolce x arancio trifogliato), il limone “Volkameriana”, ecc. Del terzo gruppo merita conto citare il Po.ncirus trijoliata o arancio trifogliato, a foglie caduche, spinescente, che fa bella mostra di sé anche all’aperto nei giardini dell’Italia del Nord.

Gli agrumi da frutto sono piante sempreverdi subtropicali, che in Italia trovano condizioni climatiche adatte solo nelle regioni a clima mediterraneo e a una latitudine compresa fra i 30° e i 40°. Ciò significa, soprattutto, Sicilia, Calabria, Sardegna e, in parte, Campania, Basilicata, Puglie, Lazio. Naturalmente, come piante ornamentali o in colture oasistiche, possono spingersi anche più a nord, come in Liguria, intorno al Lago di Garda o in altre zone estremamente protette; ma, volendole inserire in giardini all’aperto settentrionali, è bene mantenerle in contenitori – alcune cultivar infatti crescono e fruttificano molto bene anche fuori terra -per poi trasferirle in ottobrenovembre in un ambiente protetto e possibilmente riscaldato, dato che le semplici strutture protettive ricoperte con plastica non bastano.

Problemi climatici In realtà, gli agrumi sono in genere (eccezion fatta per il Poncirus trifoliata) molto sensibili ai rigori del freddo invernale, che non solo colpisce foglie e germogli ancora in attività vegetativa, ma anche i frutti pendenti e non ancora maturi. Bastano infatti temperature di —1° o —2° per danneggiare i frutti sugli alberi, di —3° per nuocere alle foglie e di oltre —8° o —10° per ledere irreversibilmente i tessuti dei germogli e dello stesso legno. Tutta la chioma può andare perduta con una sola notte di intensa gelata e una copertura in plastica, anche se ben fatta, riesce a contenere gli effetti delle minime termiche solo fino a 4-5°.

Del resto, anche nel Meridione non è raro che durante inverni particolarmente rigidi si abbiano danni alle colture, tanto è vero che, contro le gelate primaverili cui sono particolarmente esposte alcune aree, come per esempio la piana dell’Etna in Sicilia, si vanno diffondendo potenti ventilatori (aeromotori) che, rimuovendo gli strati dell’aria, impediscono o limitano gli abbassamenti termici, almeno quelli aggravati dalla irradiazione notturna di calore dal suolo.

In generale, gli agrumi riescono invece a sfuggire alle gelate primaverili, in quanto la fioritura è piuttosto tardiva e avviene – in maggio — quando la probabilità di un simile evento è del tutto eccezionale.

C’è, ovviamente, anche una scala di resistenza al freddo invernale delle varie specie e cultivar di agrumi, e ciò spiega come mai i limoni e i pompeimi siano coltivati quasi unicamente in Sicilia, mentre il mandarino si spinge, a nord, fino alla provincia di Latina e, a est, fino a quella di Taranto: pompeimo, cedro e limone sono i più danneggiati dalle gelate invernali; seguono arancio amaro, arancio dolce, clementine, mandarino e, infine, il gruppo satsuma.

In ogni caso, l’influenza del clima sugli agrumi non è da valutarsi solo sotto questo aspetto, ma anche sotto quello più generale del comportamento dell’albero: sviluppo vegetativo, entità e costanza della fruttificazione e, soprattutto, qualità dei frutti. A questo riguardo, è noto che solo in certe zone le principali cultivar di arancio, limone e pompeimo raggiungono i requisiti richiesti dallo standard qualitativo di mercato.

Fuori da tali zone, invece, il frutto perde talune peculiari caratteristiche (per esempio, il tenore in succo e in acidità diminuisce) e, con esse, parte del suo valore mercantile. Si possono citare, qui di seguito, alcuni esempi.

Nelle località fredde, le arance pigmentate hanno buccia e succo più intensamente colorati, mentre nelle zone più calde la polpa difetta di colore o diviene screziata; nelle zone asciutte, poi, la buccia è anche più sottile mentre in quelle umide e piovose i frutti sono più succosi.

Anche i pompeimi diventano dolci nei climi caldi e più acidi in quelli freddi. È questo forse uno dei motivi per cui, per esempio, il pompeimo si è finora esteso solo marginalmente in alcune delle principali aree agrumicole siciliane: i frutti, infatti, possono qui assumere talune caratteristiche (per esempio, retrogusto leggermente amarognolo del succo) non confacenti agli standard mercantili richiesti dai pompeimi già affermati sui mercati italiani, che sono di importazione israeliana, spagnola, ecc.).

Ciò è confermato anche dalla “selezione clonale” in atto nelle principali aree agrumicole; tale lavoro di miglioramento genetico tende alla individuazione (e moltiplicazione) dei cloni che talora, nell’ambito di una stessa varietà (per esempio, “Tarocco” e “Sanguinello”), interagiscono positivamente con le condizioni ambientali proprie di certe zone, anche ristrette, dove la scelta del clone è fatta soprattutto in funzione del risultato qualitativo della produzione. Difese contro il vento Un altro importante fattore climatico da considerare è rappresentato dal vento.

Gli agrumi rifuggono dalle zone ventose e le nostre coste meridionali sono, oltretutto, spesso battute, in inverno, da venti non solo freddi e umidi, ma anche carichi di salinità oltre i limiti di tolleranza per la vegetazione.

Si spiega cosi il ricorso a vari mezzi protettivi rappresentati, di solito, da cortine frangivento di specie arboree a chioma fusiforme, serrata o, comunque, tale da interrompere la corrente d’aria (si usano, fra gli altri, olivi, eucalipti, cipressi, oppure cannicciati, strutture verticali in materiale plastico o apposite reti).

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