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La frutta: cotogno e il fico

Il cotogno è una pianta da frutto poco ingombrante, che cresce quasi sempre bene in ogni giardino, anche in luoghi umidi. Teme solo i terreni calcarei, dove le foglie ingialliscono e la fruttificazione diviene stentata. Non teme, di solito, né i freddi invernali né le gelate primaverili, dato che fiorisce tardi (in maggio). La fioritura tardiva è legata al fatto che avviene non direttamente sui rami misti, ma sui germogli neoformati da gemme apicali di corti rametti, detti brindilli.

I fiori hanno una grande corolla biancorosea e i frutti, che maturano nel tardo autunno, somigliano vagamente a mele o pere, tanto che sono denominati anche melecotogne (se grossi, un po’ costoluti e schiacciati ai poli, con polpa dura e sclerotica) oppure perecotogne (se un po’ affusolati verso il peduncolo e con polpa meno dura, di migliore qualità), come nella varietà “Gigante di Urania”, sebbene si distinguano da entrambi anche per la buccia tomentosa (una peluria o lanuggine che scompare con la piena maturazione) e per il caratteristico aroma. Verso la maturazione, i frutti virano dal verde al giallo e possono rimanere sull’albero anche dopo la caduta delle foglie. Si raccolgono quindi molto tardi e sono utilizzati esclusivamente per la preparazione delle cotognate, ottime confetture e marmellate, in mescolanza con altra frutta, data l’elevata consistenza della polpa, non edule per il consumo fresco, che si avverte anche dopo una lunga cottura. La tabella elenca le varietà più produttive.

Le cotogne, una volta raccolte, possono essere conservate a lungo anche fuori dal frigorifero, ma lontane da altra frutta, perché trasmettono in parte il loro profumo pungente, fra cui sostanze volatili (tipo etilene) che accelerano l’altrui maturazione.

I cotogni si piantano sia come astoni di un anno d’innesto sia come alberi già impalcati, di 2-4 anni di età. Per l’allevamento o si impalca l’albero su 3-4 branche a cm 80-100 da terra (per ricavarne una forma a vaso) oppure, meglio, si lascia crescere in modo dominante l’asse centrale del tronco, eretto seppure un po’ a zigzag, su cui si allevano irregolarmente numerose branche (forma a fuso, naturale, o cespugliosa).

Sul cotogno la potatura non è molto importante. Esso infatti, una volta entrato in produzione, sopporta anche tagli di raccorciamento dei rami, sconsigliabili invece durante la fase di allevamento, quando è meglio fare solo tagli di diradamento, per asportare i rami in soprannumero.

Fico

Il fico è un tipico albero da frutto mediterraneo, rustico, di facile adattamento ambientale, da secoli coltivato nell’Italia meridionale e insulare. Nell’Italia settentrionale si trova quasi costantemente nelle aie delle case coloniche, nei giardini delle case padronali e negli orti e frutteti del suburbio come albero ombreggiante (spesso a fianco del noce) o, talvolta, accostato ai muri di palazzi cittadini.

Teme solo il freddo invernale e, quando le minime termiche vanno oltre i —15°, ci si può aspettare danni gravi a rami, branche e tronco; anzi, a volte, come nella Valle Padana, può sopravvenire anche la morte dell’albero, che di solito però si rigenera con il riscoppio di vegetazione dalla base dell’albero o con i cosiddetti “polloni radicali”.

Il fico, che tollera la siccità estiva grazie alle radici molto profonde e a una limitata traspirazione fogliare, preferisce ambienti dai mesi estivi e autunnali molto caldi e con poca umidità: la pioggia, infatti, fa screpolare il frutto e, addirittura, lo fa facilmente marcire sull’albero.

Per quanto riguarda il terreno, si adatta ovunque, anche in quelli più ingrati, ciottolosi, calcarei (dove è anche spontaneo), purché non eccessivamente umidi.

Caratteristica è la fruttificazione, che si realizza in due tempi, giugno e agostosettembre; inoltre, molte varietà sono provviste di sole infiorescenze femminili che si avvalgono, per la fecondazione, del polline del caprifico o fico selvatico.

I primi frutti, che maturano all’inizio dell’estate, si chiamano “fioroni” (e sono dell’anno precedente); gli altri, “fichi veri”. Specialmente nell’Italia settentrionale, alcune varietà non producono fioroni, ma solo fichi, da agosto in poi.

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