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La frutta: fragola

Le fragole coltivate sono a frutto grosso (in media da g 5 a 30), da cui la ormai scomparsa denominazione di “fragoloni” per distinguerle dalle fragole spontanee di bosco, piccole, appuntite, rosse, profumatissime, molto costose a prodursi, un tempo diffuse ovunque e ora confinate in qualche orto suburbano per la delizia degli amatori o di palati estremamente raffinati (oltre che poco allergici).

Altra distinzione è quella tra: a) “unifere”, cioè che fruttificano una sola volta all’anno, in primavera, sia pure scalarmente, e che rappresentano la quasi totalità delle fragole coltivate; b) “bifere”, che, almeno in certe zone climaticamente idonee, fruttificano in due tempi (primavera e inizio autunno, come la cultivar “Redgauntlet”); c) “rifiorenti”, che, fiorendo per vari mesi e fruttificando dalla primavera all’autunno, sono adatte per giardini e per essere allevate su sostegni verticali come se fossero piante rampicanti. Le fragole rifiorenti in genere non vengono coltivate in pieno campo, perché sono troppo costose a causa delle frequenti e onerose raccolte, anche se sono ben accette sul mercato in certi periodi dell’anno (luglioagostosettembre), in cui non c’è più produzione; i loro frutti, inoltre, non sono sufficientemente grossi e di elevata qualità.

Per una famiglia media occorrono all’incirca da 20 a 50 piante di fragola, ognuna delle quali può produrre da g 200 a 500 di frutti.

La fragola cresce e fruttifica bene un po’ dovunque: si adatta al clima della bassa Padana come a quello delle Prealpi cuneesi, ma prospera soprattutto al Sud, dove il lungo periodo vegetativo, l’intensità radiante della luce, le elevate temperature estive, purché si scelgano varietà adatte, ne aumentano enormemente la potenzialità produttiva, che può persino raddoppiare, oltre che distribuirsi in un calendario di raccolta di 3-4 mesi (da marzoaprile a giugno).

Assai più limitativo è invece il discorso relativo ai terreni idonei a ospitare la fragola. Essi devono essere fertili e freschi, ricchi di sostanza organica, meglio se leggeri, soffici, subacidi o acidi, ben drenati. La fragola teme infatti l’alcalinità, il calcare, che fa ingiallire le foglie, e l’umidità persistente, che predispone le piante a varie malattie fungine, in particolare a quelle dell’apparato radicale, al “collasso” dell’apparato fogliare (durante la maturazione dei frutti) e al marciume dei frutti.

L’altro grosso problema colturale è rappresentato quindi dagli aspetti sanitari che anzi, nei fragoleti di campo, costituiscono oggi il principale fattore limitativo della coltura e del reddito che essa può offrire.

È molto importante, quindi, cautelarsi in sede di acquisto delle piantine, che dovrebbero essere garantite esenti da virus, da nematodi (o anguillule), da funghi, da batteri.

Altra scelta importante riguarda la durata delle piantine che, virtualmente, sono perenni, ma in pratica non conviene mantenerle in essere per più di 2-3 anni. Anzi, nei fragoleti industriali la coltura è meno che annuale, in quanto (a piantagione si fa in luglioagosto e si estirpa a fine raccolta (nel giugno dell’anno successivo). Col passare degli anni le piantine diminuiscqno la capacità produttiva e spesso contraggono malattie.

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