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La frutta: giuggiolo

Il giuggiolo è un alberello caratteristico, antichissimo, di origine cinese, spogliante, spinescente, a portamento piramidale, con legno duro e contorto, di lento accrescimento. I rami laterali, e le branche che ne derivano, sono esili, si dirigono orizzontalmente, a zigzag, e, col tempo, divengono un po’ penduli.

Non esistono frutteti di giuggiolo, ma solo piante sparse in orti e giardini. La pianta non ha particolari esigenze di clima e di terreno, che può essere anche acido, sassoso, povero.

Le foglie sono alterne, piccole, lucenti. Il risveglio primaverile è tardivo, come pure la successiva fioritura (maggiogiugno): non vi sono quindi pericoli per danni da gelate tardive. I fiori sono piccoli, verdini, con corolla quasi invisibile, portati da germogli che, nel successivo autunno, dopo la fruttificazione, si autoelidono, per cui l’accrescimento effettivo dei rami portanti, nell’annata, è limitato.

I frutti, ellissoidali, ovali o anche rotondi, a seconda delle varietà, che sono numerose anche se conosciute solo localmente, possono essere paragonati a una grossa oliva, e come questa hanno un nocciolo legnoso, ingombrante, rivestito di una polpa carnosa, verdina, che intenerisce a maturità, divenendo dolceacidula e quindi gradevole al palato, sebbene a qualcuno riesca un po’ indigesta (se ne abusa). I frutti sono adatti anche per utilizzazioni di cucina (marmellate, ecc.); essiccati, somigliano ai datteri, dei quali però sono meno dolci.

La maturazione è tardiva (ottobrenovembre) e i frutti rimangono a lungo sull’albero, cominciando ad appassire, senza cadere. La raccolta è alquanto onerosa, tenuto conto delle piccole dimensioni dei frutti e anche perché occorre fare attenzione alle spine dei rami, lunghe e pungenti.

Le piante si allevano a fuso, a piramide o, meglio ancora, a “colonna”, assumendo cosi una forma elegante e slanciata che sottrae poco spazio alle altre piante consociate. In questo caso, è bene, nelle regioni settentrionali, e pur non temendo esse il freddo, piantarle vicino a muri (servono, per esempio, a valorizzare angoli e rientranze), su cui vanno collocati sostegni chiodati o legature, per evitare che il fusto e le branche si incurvino o si spezzino durante i temporali o sotto il peso della neve.

La fase di allevamento è molto lunga (8-10 anni) e durante tale periodo si fanno pochissimi tagli, che si limitano ad asportare o a raccorciare rami o branche superflui o espansi lateralmente al di fuori dello spazio assegnato all’albero.

In terreni fertili, il giuggiolo raggiunge altezze piuttosto elevate, fino a m 6-7, per cui se ne dovrebbe tener conto anche nel calcolo della distanza fra le piante, che però, in virtù della forma colonnare, può essere ridotta a soli m 2-3.

Le giuggiole coltivate sono autofertili, per cui non necessitano alberi impollinatori e questo consente di allevare anche un solo albero isolato per ottenere la fruttificazione.

La propagazione si fa in vari modi (forse gli stessi dell’epoca romana): per seme, per pollone radicale o, come si dovrebbe, per innesto (invernale) “a spacco” dei tronchetti, oppure a gemma, in estate. I vivai dove si producono piante di giuggiolo sono soprattutto in Toscana; altrove non sempre si trovano.

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