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La frutta: la protezione dei frutti da avversità e malattie, far fruttificare gli alberi improduttivi e i sostegni

La protezione dei frutti da avversità e malattie

I danni degli uccelli ai frutti, che sono molto frequenti in prossimità di centri abitati, possono essere prevenuti sol* ricoprendo gli alberi con reti di nailon q poliesteri a maglie fini, oppure con spaventapasseri ad “allarmi sonori intermittenti”, o con irrorazioni di prodotti repellenti, ecc. Se si tratta di pochi frutti, si può anche ricorrere all’insacchettamento, come si usa ancora nei frutteti giapponesi.

Problemi molto comuni sono quelli fitosanitari, perché, salvo poche eccezioni, le piante da frutto sono sensibili a malattie fungine, batteriche, ad attacchi di insetti, acari, nematodi e virus, che richiedono conoscenze specifiche per essere adeguatamente prevenute o combattute. Occorre quindi l’intervento di un esperto fìtoiatra anche per consigliare la scelta dei prodotti antiparassitari, i cui tempi di carenza (periodo intercorrente fra la data del trattamento e della raccolta del frutto) devono essere rigorosamente rispettati secondo la legge. Le conoscenze tecniche non devono essere disgiunte quindi da un prudente rispetto delle norme igienicosanitarie di prevenzione dei pericoli di inquinamento dell’ambiente e di intossicazione degli alberi e soprattutto delle persone addette all’uso dei farmaci o che si cibano dei frutti.

Per ridurre questi rischi si stanno ora diffondendo nuovi metodi di lotta basata sugli interventi chimici solo quando si superano certe soglie di tolleranza nei confronti di fitofagi e patogeni (lotta guidata) per rispettare il più possibile l’equilibrio ambientale e le altre specie utili.

Inoltre, trattamenti ripetuti provocano una selezione a rovescio dei parassiti, di cui finiscono per riprodursi, fino a limiti incontrollabili e assai più virulenti, le razze più resistenti; è quanto si è già verificato per alcuni acari (per esempio, il ragno rosso) e altri fitofagi (come la psilla del pero) e patogeni fungini (come l’agente della ticchiolatura delle mele).

Purtroppo, l’uso dei metodi di lotta biologica con la diffusione di specie di predatori o di altri insetti utili, oppure di funghi o batteri a effetti antibiotici sui propri simili nocivi non è ancora attuabile, in pratica, se non in casi molto limitati o del tutto particolari (per esempio, prevenzione dei tumori batterici dell’apparato radicale di alcuni fruttiferi, cura del “mal del piombo”), cosi come, pur se molto promettenti, ancora in embrione sono i metodi di lotta basati sugli attrattivi sessuali (ferormoni), che impediscono gli accoppiamenti di certi insetti.

In definitiva, occorre curare bene il frutteto, ovunque sia possibile, con mezzi agronomici (per esempio, asportare i rami visibilmente infetti e i frutti mummificati sugli alberi, interrare i residui organici e le erbe infestanti, bruciare i residui della legna di potatura) e ricorrere ai mezzi chimici solo in condizioni di accertata necessità ed entro i limiti di sicurezza.

Per analoghi motivi, specie se il frutteto è piccolo e ospita anche specie erbacee, evitare possibilmente l’uso dei diserbanti chimici. Piuttosto, controllare spesso gli alberi in primavera ed estate, ricorrendo tempestivamente ai consigli dell’agronomo o del fìtoiatra ove non si abbia sufficiente esperienza professionale.

Per far fruttificare gli alberi improduttivi

Può capitare che alberi da frutto già adulti o in avanzato stadio di allevamento siano improduttivi. In tal caso, occorre anzitutto accertare: a) che non esistano impedimenti biologici (per esempio, mancanza di varietà impollinatrici oppure scelta di cloni poco fertili), nel qual caso bisogna rimuovere gli alberi (per esempio, con opportuni “reinnesti”); b) che le gemme a frutto non siano state danneggiate dal decorso invernale (per esempio, la mancanza di freddo nelle regioni meridionali o gli eccessivi abbassamenti termici in quelle settentrionali); c) che la fìoritura sia stata regolare e non disturbata da gelate o da altre avversità climatiche.

Ciò premesso, si deve verificare se nel frutteto ci sono i presupposti agronomici che favoriscono l’induzione a fiore (cioè il processo di formazione delle gemme a frutto), cercando di porvi rimedio o di procedere per tentativi. Per esempio, se gli alberi sono stati sottoposti a potature energiche con molti tagli di raccorciamento durante i primi anni, si può esser certi che la messa a frutto degli alberi sarà ritardata (anche di alcuni anni); cosi pure, se la concimazione è fortemente squilibrata a favore dell’azoto, l’albero propenderà ad accentuare la fase vegetativa a danno di quella riproduttiva; oppure, ancora, se l’albero è stato vittima di forti attacchi parassitari o è stato defogliato da violente grandinate, difficilmente riuscirà a fruttificare normalmente.

In conclusione, bisogna prima accertare le cause e poi mettere in atto gli eventuali rimedi.

Talvolta, pur in mancanza di cause chiaramente individuabili, gli alberi, specie se molto vigorosi (per esempio, alcune cultivar di melo triploidi, di ciliegio, di olivo, di clementina fra gli agrumi, ecc.), anche se posti in terreni fertili e freschi, stentano a mettersi a frutto. In tali casi si può ricorrere, con talune cautele, a particolari interventi di potatura (curvatura delle branche, intaccatura sotto branca, anulazione o inversione dell’anello corticale nei tronchi, ecc.) che, indebolendo in qualche modo l’albero, senza ridurre l’apparato assimilatore fogliare, stimolano l’induzione a frutto delle gemme e incrementano l’allegagione, cioè il passaggio dal fiore al frutto. Le decorticazioni anulari, riguardanti un anello di corteccia alto almeno mm 5-6, sono le più pericolose, perché possono indebolire troppo l’albero, privandolo talora della crescita radicale con effetti anche letali: vanno fatte con cura, mediante coltelli affilati, ricoprendo la ferita con mastice.

Effetti positivi può raggiungere anche il taglio delle radici, cioè l’amputazione, ai fianchi del filare, di una fascia di radici mediante l’uso di macchine fresatrici o di appositi vomeri portati da motocoltivatori o trattrici.

I sostegni

Negli alberi allevati a forma libera, a cespuglio, a piramide e talvolta anche a fuso, il carico dei frutti può piegare la resistenza delle branche fino a indurne la scosciatura o la rottura.

In tal caso, bisogna tempestivamente provvedere, già in fase di allevamento, con tiranti o sostegni.

Nelle forme a palmetta, invece, questo di regola non si rende necessario, perché le branche sono già intersecate e legate fra loro oppure sono sostenute dai fili di ferro predisposti longitudinalmente.

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