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La frutta: lampone

Tipico arbusto cespuglioso, pollonifero, a rami biennali, spontaneo del sottobosco, il lampone è coltivato nei giardini e in qualche frutteto di Veneto, Piemonte e Trentino. I frutti sono more piccole o medie, color rosso vivo o raramente nero, delicatamente profumate, gustose, adatte per il consumo diretto, fresche o surgelate, o per ricavarne marmellate e succhi.

I lamponi, come le fragole, possono essere “uniferi” (in genere quelli coltivati) o “rifiorenti”. Nei primi, diffusi in Italia, la pianta si rinnova annualmente mediante polloni radicali e rami che fruttificano nell’estate successiva (giugnoluglio) e poi si seccano, non senza avere provveduto a formare nuovi rami o polloni di sostituzione.

Nei lamponi “rifiorenti”, assai meno produttivi e adatti solo per amatori, la fruttificazione avviene tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno su germogli dell’anno che non muoiono, ma sopravvivono fino all’anno successivo, per fruttificare una seconda volta all’inizio dell’estate.

L’ambiente adatto al lampone coltivato non è quello della specie spontanea, che si ritrova in terreni poveri e nella penombra di boschi e a elevate altitudini (nell’Appennino anche oltre i m 1.000); le varietà di lampone a frutto grosso, infatti, si adattano bene alla pianura come alla collina e alla montagna sotto i m 1.000, purché in piena luce.

Sono invece alquanto esigenti nei confronti del terreno, che deve essere umifero, fresco, sciolto, permeabile, comunque poco compatto e acido o subacido.

Non sono adatti quindi i terreni argillosi, compatti, alcalini e calcarei, a meno che non vengano corretti ed emendati con forti letamazioni o torba e zolfo.

Il lampone, che non ha tronco o branche, ha però un apparato radicale perenne, da cui ogni anno si formano, con dovizia e oltre i limiti di spazio assegnato, numerosi polloni, detti “radicali” perché derivano dalle radici, alti da m 1 a 2,50.

Nell’anno successivo questi rami, provvisti di piccoli aculei assenti in alcune varietà, fioriscono in maggio con notevole scalarità. La maturazione segue a distanza di 40-50 giorni a partire dalla seconda o terza decade di giugno (nelle varietà più precoci) fino a luglio e anche oltre (in montagna). Siccome tutte le varietà sono autofertili, non c’è bisogno di impollinazione incrociata.

Il frutto, come le more di rovo, è costituito da un agglomerato di drupeole poste intorno a un ricettacolo conico che, alla raccolta, rimane attaccato al ramo. I frutti, quindi, presentano una cavità, che è una delle cause della loro ridotta serbevolezza, perché facilmente deperibili, tenuto conto anche della inconsistenza della polpa.

Le more di lampone si differenziano da quelle di rovo prima di tutto per il ricettacolo, che in quelle di rovo tende a seguire il frutto al distacco, poi per il colore (quasi nero nel rovo e rosso vivo nel lampone), infine per i semi, piccolissimi nel lampone e, invece, abbastanza evidenti e fastidiosi alla masticazione nelle more di rovo.

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