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La frutta: melo e le principali varietà

Il melo è la pianta da frutto preferita nei frutteti familiari delle regioni settentrionali con qualche superabile difficoltà, ma può trovare favorevoli condizioni anche in quelle meridionali, se si scelgono varietà adatte (per esempio, “Annurca” in Campania).

Vi sono varie specie di melo, alcune “da fiore”, a frutti piccoli, non eduli e variamente colorati, utilizzate come piante ornamentali o come impollinatrici dei meli “da frutto”. Di questi ultimi si conoscono centinaia, migliaia di varietà, anche perché alcune (per esempio, il gruppo “Delicious rosse”) hanno dato origine a innumerevoli “mutazioni” spontanee, caratterizzate spesso da frutti più intensamente e precocemente colorati e da alberi di taglia più ridotta, compatta, con spiccata attitudine a produrre molte lamburde e a fruttificare più abbondantemente, a parità di dimensioni della chioma: sono i cosiddetti meli “spur”, consigliati anche per giardini e frutteti familiari.

Il melo da frutto trova in Italia le condizioni ideali di coltura nelle vallate alpine e prealpine, a una certa altitudine (fra m 200 e 600), ma, per altri versi, si adatta anche alle condizioni della bassa pianura, ove produce di più, ma con frutti di solito meno coloriti, meno sodi, meno serbevoli, forse anche meno aromatici, anche se più dolci e succosi. Si preferiscono portainnesti clonali nanizzanti (come 1′ “East Mailing” n. 9 e n. 26), adatti ai terreni più fertili e irrigui, oppure mediamente vigorosi, come il “Mailing Merton” n. 106 (adatto specialmente per i tipi “spur”) o il n. Ili, vigoroso, utilizzato nei terreni siccitosi, o EM 25, che può sostituire il franco, per l’elevata vigoria.

Per una stessa varietà, per esempio “Golden Delicious”, l’uso dell’EM 9 richiede appena da m2 6 a 8 di spazio, mentre con M 25 occorrono circa m2 20 per albero; dunque, siccome la chio ma è fortemente condizionata dal portainnesto, nei giardini è quasi sempre meglio scegliere gli alberi piccoli.

Conseguentemente, le distanze di piantagione oscillano da m 1 a 2 tra le piante (se piccole), mentre quella tra le file varia da m 3 a 3,50 (per le più piccole) e sale fino a m 5-6 per le più grandi. Si tenga presente che col melo si possono fare anche “aiuole” a file multiple, molto ravvicinate, in numero da 2 a 7 (nel caso, per esempio, di varietà “spur” su portainnesti nanizzanti), e cioè distanti appena m 1,60-2,50 tra le file.

Le principali varietà

Come risulta, le varietà di melo occupano un calendario di maturazione che va da luglioagosto fino a tutto l’inverno, mentre la raccolta, in ogni caso, deve essere ultimata entro ottobre.

Un albero “nano” su M 9 produce al massimo kg 8-10 di mele, un albero di media taglia su MM 106 da kg 30 a 40, uno grande, su franco, arriva a produrre oltre kg 100.

Per una famiglia, optando per gli alberi medi e piccoli, bastano quindi 4-5 alberi “medi” di altrettante varietà a maturazione scalare, oppure 10-12 piccoli, scegliendone in media un paio per varietà.

C’è un altro particolare: siccome quasi tutte le varietà sono autosterili, occorrono sempre un paio di varietà fra loro interfertili e a fioritura contemporanea. Se poi si sceglie una varietà triploide (per il numero di cromosomi), i fiori producono poco polline e scarsamente fertile, per cui bisogna prevedere l’impianto di almeno tre varietà, due delle quali con funzioni impollinatrici reciproche e verso la varietà triploide.

Fra queste ultime si ricordano rinomate varietà, come il gruppo “Stayman” e “Winter Winesap”, “Mutsu”, “Jonagold”, “Renetta del Canada”, ecc., tutte da consociare con altre due varietà.

Cosi stando le cose, se non si ha sufficiente spazio, si può chiedere al vivaista di innestare 2 o 3 varietà per albero (il che, ovviamente, è più costoso); in tal modo si può ottenere un’abbondante fruttificazione anche piantando un solo albero, che risulterà anche di sorprendente effetto decorativo (per esempio, darà metà frutti rossi e metà gialli).

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