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La frutta: noce e l’olivo

La noce

In un giardino, il noce tende a occupare molto spazio e, siccome è di lento accrescimento, per fruttificare è fare ombra, richiede molti anni. L’albero, il cui legno è ricercatissimo, infatti continua a crescere addirittura per decenni.

L’albero nasce facilmente da seme e ciò ha di fatto ostacolato la propagazione per innesto, che risulta anche piuttosto difficile nell’attecchimento, delle varietà migliori e la stessa selezione dei tipi più adatti ai diversi ambienti.

Resiste bene ai freddi invernali, teme solo, qualche volta, le gelate primaverili. Anche per il terreno non ha particolari esigenze, ma prospera meglio nei suoli freschi, profondi, poco argillosi e poco calcarei. Caratteristici nel noce, come nel nocciolo, sono i fiori sessualmente separati: le infiorescenze maschili (amenti) sono portate da rami di un anno e fioriscono prima (in aprile) di quelle femminili, che si formano invece sui nuovi germogli. Per tale motivo, a volte può verificarsi qualche difficoltà d’impollinazione, che è operata dal vento, nonostante l’autofertilità teorica delle cultivar, ed è sempre meglio disporre di due o più varietà.

Il frutto è tanto più pregiato quanto più ampio è il gheriglio rispetto al guscio e quanto meno estesi sono i sette lamellari che dividono i cotiledoni del seme, che è rappresentato dal gheriglio. Il mallo della noce, quando il frutto è ancora piccolo, viene utilizzato in campagna (macerato in alcool con aromi) per la preparazione di un liquore dolce, ancora oggi abbastanza diffuso in Emilia Romagna: il nocino.

Le migliori varietà di noci (con resa in peso di sgusciato del 45-50%), a parte la popolare “noce di Sorrento” (mediotardiva, a frutto mediopiccolo, di ottima qualità nei cloni migliori), sono di origine americana e francese. Esse sono: “Eureka” (con noce grossa, ovale, a maturazione media), “Franquette” (noce grossa, ovale, a maturazione tardiva, adatta anche al Nord), “Hartley” (noce grossa, ovale, mediotardiva, adatta anche al Nord), “Payne” (noce grossa, sferica, precoce, teme le gelate tardive), “Serr” (noce grossa, tonda, medioprecoce, teme le gelate).

La piantagione si fa in novembre con alberi di uno o più anni innestati su franco o su “noce nero”. La distanza fra due piante di noce dovrebbe essere di almeno m 8-10. Durante i primi anni, in genere, l’albero deve essere privato, con la potatura invernale, dei rami bassi, in modo che la chioma si formi su un tronco molto alto, di almeno m 2-3, e cosi si possa sfruttare lo spazio sottostante come soggiorno esterno. Se poi si vuole avere un tronco diritto – più pregiato per il legname – “ripulirlo” di rami fino a m 4-5. Poi, si può lasciarlo crescere interamente, senza praticare mai tagli, eccetto l’asportazione di rami secchi o malati, da fare preferibilmente alla fine dell’estate. Per la raccolta, sarebbe opportuno scuotere le branche in settembre e non aspettare la caduta naturale, che a volte è troppo tardiva.

Uno dei principali problemi della coltivazione del noce è quello sanitario. I frutti vanno soggetti all’attacco del verme carpocapsa, responsabile deH’annerimento e del disseccamento del gheriglio. La lotta contro questo agente patogeno, teoricamente facile con i comuni trattamenti a base di esteri fosforici, diviene in pratica impossibile o diffìcile per l’altezza della chioma, irraggiungibile con le comuni pompe. Altre pericolose malattie sono di origine batterica (sono colpiti i germogli) o fungina (come i marciumi radicali, il cancro legnoso, ecc.), la cui cura incontra problemi analoghi a quelli appena ricordati per l’altezza della chioma.

Olivo

L’olivo, caratteristico della flora arborea mediterranea, è un albero stupendo. La chioma ariosa, le foglie persistenti dal verde argenteo, le branche contorte, il tronco che sembra sopravvivere al tempo e a qualsiasi offesa naturale, lo rendono anche assai decorativo e testimoniano di una vitalità e capacità rigenerativa che non ha eguale in nessun’altra specie arborea da frutto.

L’olivo trova il suo habitat ottimale nell’Italia centromeridionale, mentre al Nord lo si trova solo intorno ai laghi, lungo le pendici collinari appenniniche esposte a mezzogiorno, nella Riviera ligure o anche nei giardini cittadini della Valle Padana, se accostato a un muro o comunque riparato. Infatti, il rischio che possa patire gravi danni a causa del freddo invernale (oltre i —10° o —12°) è molto alto. Se le branche si seccano, può rigettare nuovi rami dal pedale (ove si trovano gli ovuli), ma la preesistente chioma va perduta.

Per il terreno, invece, non vi sono grossi problemi: l’olivo si adatta anche a quelli più ingrati, calcarei, argillosi, aridi, grazie alla notevole capacità di penetrazione in profondità dell’apparato radicale. Tuttavia, se si pretende che fruttifichi, il suolo deve essere fertile, fresco, profondo.

L’Italia è ricca di molte varietà di olive, che si raggruppano in varietà “da olio”, selezionate in base alla resa in olio e alla produttività per pianta, e in varietà “da tavola”, a frutto più grosso. In un giardino, è bene mettere a dimora queste ultime, anche perché sono utilizzabili dalle famiglie.

L’oliva, che però non è edule alla raccolta, deve essere sottoposta a “concia”: prima di tutto, occorre provocare una fermentazione lattica per farle perdere l’amaro; poi, per conservarla, la si mette in “salamoia” oppure la si essicca allo stato naturale. La conservazione può essere fatta anche a “frutto verde”, e allora la raccolta si fa a cominciare da settembreottobre, oppure a “frutto nero”, e allora si raccoglie più tardi, in inverno, fino al successivo aprile.

In un giardino, se non vi sono piante di olivo abbastanza vicine, la fruttificazione è garantita solo dalla presenza di almeno due varietà interfertili (il polline è trasportato dal vento). La fioritura è tardiva (giugno) e i fiori sono riuniti in grappolini (mignole), portati sui rami dell’anno precedente in quantità enormemente superiore alle effettive capacità produttive dell’albero (kg 5-6). Di conseguenza, l’allegagione è sempre molto bassa; se poi la produzione è abbondante, l’albero si predispone a fruttificare ad anni alterni.

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