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La frutta: ribes, allevamento e potatura

Ribes

Esistono varie specie di ribes: quello nero (coltivato nel Trentino e in Piemonte), quello rosso, presente solo nei giardini e coltivato invece in altri Paesi del Nord, e, infine, quello bianco, piuttosto raro.

Il ribes fruttifica a grappoli che si formano sui rami dell’anno precedente e, in seguito, su corti rametti fruttiferi inseriti sul legno vecchio (specie nel ribes rosso).

Le bacche o acini del ribes nero, ricche di vitamina C, acidule, di un sapore asprigno, aromatico, sono adatte alla preparazione di succhi. Quelle del ribes rosso, invece, sono adatte sia per la preparazione di marmellate, gelatine, succhi anche fermentati, sia per la tavola; ma per il consumo diretto sono preferite, in genere, le varietà bianche, più dolci.

Negli Stati Uniti d’America il ribes nero è proibito per legge, perché portatore di una malattia, la ruggine trasmessa al pino.

Il ribes è un arbusto abbastanza rustico, che, in Italia, si adatta bene solo nelle zone prealpine, non troppo fredde in inverno (fino a m 700-800) e non soggette a gelate primaverili tardive, che colpirebbero anche gravemente le piantine, la cui germogliazione è molto precoce (marzo). Alcune varietà, in pianura, temono l’esposizione in pieno sole specie nei periodi siccitosi (le foglie si abbronzano e poi possono, parzialmente, arrostire e seccare); in certi casi, si rende perciò necessario ombreggiare parzialmente le piante con apposite reti di filo plastico nero, che proteggono le piantine anche dalla grandine e dagli uccelli che si cibano di frutti e gemme.

Per quanto riguarda il terreno, il ribes si adatta ovunque, sebbene quello rosso prediliga terreni leggeri, freschi, ben drenati.

Per le necessità di una famiglia media bastano alcune piantine, al massimo una decina, la cui maturazione cade in un periodo che va, a seconda delle varietà scelte, da metà giugno a metà agosto. La produzione si aggira intorno a kg 1 per pianta nel ribes nero e va oltre in quello rosso. Lo sviluppo della pianta e il suo ingombro sono relativamente modesti, tanto che le distanze di piantagione oscillano da m 1 a 1,50 sulla fila, fino a m 2-2,50 tra le file. L’altezza non supera m 1-1,50. L’epoca di piantagione può essere autunnale o a fine inverno se il terreno è praticabile.

Prima dell’impianto concimare bene con letame o residui organici, e con perfosfato (g 50 per pianta) e solfato potassico (g 40), di cui il ribes ha alquanto bisogno.

Allevamento e potatura

Le piantine si possono allevare: a cespuglio naturale, con numerosi rami eretti che si irradiano un po’ obliquamente dal ceppo; ad alberello, cioè, in pratica, ricavando il cespuglio su un unico tronco alto cm 20 circa; a ventaglio o a cordone verticale, semplice, doppio, sovrapposto o in qualsiasi altro modo lo si voglia foggiare su un piano verticale (nel caso, per esempio, che la pianta sia accostata a un muro). Nel caso del cespuglio o dell’alberello, non è necessario alcun sostegno, mentre nelle forme obbligate, tipo cordone, bisogna predisporre un traliccio oppure mettere in opera su un filare dei fili orizzontali, sui quali si possano legare, nella posizione voluta, i cordoni permanenti e, se del caso, i nuovi rami di sostituzione.

Dopo il trapianto, la piantina, in inverno, va tagliata a poche gemme, vicino a terra, oppure a cm 30 se si vuole allevare un solo tronco. Durante i primi due anni si devono fare pochi tagli, sempre che la forma sia libera (a cespuglio o ad alberello), limitandosi all’asportazione dei rami in soprannumero sorti (da terra) intorno al cespuglio oppure alla base dei rami già scelti come branchette fruttifere permanenti. Queste ultime, se si dimostrano troppo deboli, possono essere raccorciate di un terzo circa, operando il taglio al di sopra di una gemma esterna.

Nel terzoquarto anno, lasciare sviluppare liberamente i rami laterali del cespuglio, che sarà costituito, in complesso, da 8-10 branche principali. Alcuni tecnici suggeriscono di raccorciare ogni anno i prolungamenti di tali branche, facendole cosi crescere effettivamente di pochi centimetri all’anno, ma ciò non è necessario se il cespuglio è ben equilibrato.

Dopo il quartoquinto anno, è bene mantenere un buon diradamento all’interno del cespuglio, eliminando le branche più vecchie che cominciano a divenire improduttive o a occupare troppo spazio e lasciando i rami di sostituzione vigorosi, provenienti dal basso.

NeH’allevainento a cordone verticale, si deve allevare, invece, il solo prolungamento del fusto, raccorciandolo ogni anno di un terzo, finché non raggiunge l’altezza di m 1,80 circa. I rami laterali devono essere raccorciati fortemente, perché questi dovrebbero originare solo corti rametti fruttiferi.

La potatura (sia nel cespuglio sia nelle altre forme) va eseguita in due tempi: in inverno, quando è bene attendere il momento del rigonfiamento delle gemme, per tener conto di eventuali danni da freddo, da uccelli, ecc., facendo tagli di raccorciamento, come si è già detto sopra; e in giugno, quando i giovani germogli cominciano a diventare di colore verdebruno chiaro, cimando i germogli laterali sopra la quarta foglia (nel cordone, anche quello di prolungamento).

Un’altra operazione complementare di potatura è l’eliminazione dei polloni basali. Infine, in estate, c’è chi esegue, durante la raccolta, una potatura sostitutiva di quella invernale, tagliando addirittura molte branchette coi grappoli, che poi devono essere distaccati a casa manualmente o con appositi “pettini”.

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