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La frutta: rovo

Il rovo, allo stato naturale, è un arbusto spinoso, infestante, spontaneo lungo i corsi d’acqua, nei litorali, come nell’impenetrabile vegetazione della macchia mediterranea. Ma quello coltivato è tutt’altra cosa. Prima di tutto, è inerme (senza spine), più vigoroso e molto produttivo; le more (un aggregato di drupeole) non sono piccole, ma grosse, nere, acidule, di sapore gradevole, adatte tanto al consumo diretto (a tavola oppure come succo, anche fermentato) quanto soprattutto per la surgelazione, per ricavarne poi, a tempo debito, marmellate, torte, ecc.

Le nuove varietà americane di rovi inermi hanno dimostrato una grande adattabilità a condizioni ambientali assai diverse. Infatti, vegetano piuttosto bene e prosperano anche in posizioni poco ombreggiate, non temono il freddo invernale, si adattano a vari terreni, anche compatti e umidi, sebbene preferiscano i suoli leggeri, soffici, purché acidi (pH 5-6) e abbastanza ricchi di sostanze organiche.

I tralci di rovo sono lunghissimi (fino a m 6), striscianti o semieretti, per cui è indispensabile sorreggerli con sostegni, fili, tralicci (come se il rovo fosse un rampicante), anche per evitare che, nel giardino, occupino troppo spazio e soffochino le altre piante.

Per una famiglia bastano 2-3 piante, che possono dare kg 8-10 di more ciascuna. Le varietà sono generalmente autofertili.

Allevamento e coltivazione

Il rovo è di facile propagazione: basta infilare o soltanto appoggiare a terra in estate la cima di un germoglio (propaggine a capogatto) e questa subito radica, creando una nuova piantina con alla cima del germoglio interrato le nuove radici. Il rovo però, si propaga anche per talea.

La piantagione si fa in autunno, tardi, dopo la caduta delle foglie, o alla fine deH’inverno, prima del risveglio delle gemme, che è molto precoce. È bene acquistare piante sane, anche perché la specie è molto sottoposta a malattie da virus o nematodi, poi incurabili.

Le distanze di piantagione sono differenti a seconda della varietà, della forma di allevamento e del terreno. Nei terreni più fertili e freschi occorrono circa m2 6 per pianta (per esempio, m 3×2), ma possono diventare 8-9 (come nella “Thornless Evergreen”) o ridursi a 4,50-5 per le varietà meno vigorose.

Subito dopo la piantagione, è bene accorciare la piantina a cm 20-30 da terra. La fruttificazione inizia al secondo anno (per arrivare poi fino a kg 1-2 per pianta). Le infiorescenze, a petali rosei grandi, si formano in cima a corti germogli fruttiferi che fioriscono in maggiogiugno.

La forma di allevamento può essere scelta a piacimento, ma deve essere necessariamente obbligata. Nel modo più semplice basta tendere fra due pali (alti m 2-3) alcuni fili (3-4) orizzontali, sovrapposti, ad altezze diverse da terra partendo da cm 70-80, in modo che la nuova vegetazione sia indirizzata lungo il filare a formare una sorta di siepe con i nuovi tralci procombenti lateralmente e carichi di more, facili da raccogliere. La nuova vegetazione deve invece crescere legata ai fili superiori per non ombreggiare i tralci a frutto.

Data la grande facilità di rinnovo della vegetazione, non conviene allevare un solo fusto, ma, ogni anno, scegliere vari tralci, i meglio sviluppati e lignificati, e legarli a ventaglio su entrambi i lati, oppure a palizzata, cioè a tralci sovrapposti su 5-6 fili. In ogni caso, vanno eliminati completamente, con tagli raso terra o quasi, i tralci dell’anno precedente che hanno fruttificato.

La potatura, quindi, è molto facile e consiste nel tagliare ogni anno una grande quantità di legno, sia vecchio sia nuovo, perché altrimenti la nuova vegetazione sarebbe poi troppo fitta e la fruttificazione scadente. Bisogna però avere sempre cura di separare, con interventi di potatura verde (estiva), i nuovi germogli di sostituzione, che partono dal piede, dai tralci fruttiferi legati ai fili; tale separazione può essere ottenuta o in altezza, indirizzando i nuovi germogli al di sopra della fascia produttiva, o in larghezza, indirizzando i tralci fruttiferi da un lato della pianta madre e orientando i nuovi germogli dall’altro.

Circa le cure colturali, oltre a qualche raro trattamento antiparassitario se compaiono insetti e acari o se si manifestano muffe (tipo botrite), bisogna porre attenzione all’irrigazione, che deve essere fatta 1 o 2 volte con 1 20-40 per pianta alla settimana nei periodi asciutti, specie se il suolo è inerbito. È bene, in tal caso, accumulare sotto la pianta uno straterello di erba ricavato dalla falciatura del prato, per mantenere più umidità nel terreno a benefìcio della pianta.

La concimazione deve essere eseguita annualmente con circa g 100-150 per pianta di solfato ammonico e periodicamente (ogni 2-3 anni) con perfosfato e solfato potassico mescolati ad abbondanti somministrazioni di letame o concime organico.

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