Add Me!Close Menu Navigation
Add Me!Open Categories Menu

La frutta: susino

I susini coltivati appartengono a diverse specie e gruppi varietali. I più noti sono i susini europei, domestici perché diffusi da tempo immemorabile. Essi includono susine sia da consumo fresco sia per usi industriali, fra cui l’essiccazione: tipiche sono le “prugne agostane” (pregiate le francesi “Agen” e derivate), le “Regina Claudia” (grosse e profumate per la tavola) e le “Mirabelle”, diffuse in Francia per usi soprattutto industriali, estrazione di acquavite, ecc.

Da qualche decennio sono andate però sempre più diffondendosi, per il solo consumo diretto, numerose cultivar del gruppo cinogiapponese, caratterizzate da alberi di rapida crescita e precoce messa a frutto e da frutti grossi e colorati (a polpa poco consistente, dolce, succosa, ma purtroppo di rapido deterioramento) che maturano di solito più precocemente di quelle europee.

Infatti, le susine cinogiapponesi (la maggior parte sono state ottenute negli Stati Uniti con incroci e selezioni) maturano da metà giugno fino a tutto luglio, mentre quelle europee, salvo alcune eccezioni rappresentate da cultivar (per esempio, “Ruth Gerstetter”) che maturano a fine giugno o in luglio (per esempio, “California blue”), si raccolgono in agosto o nella prima decade di settembre.

Esiste inoltre una terza specie di susino, il “Mirabolano” (o “Rusticano”), coltivato sia per l’estrema precocità di maturazione dei frutti (prima metà di giugno), che sono però in genere molto piccoli, sia per l’elevata fertilità che si rivela anche come capacità d’impollinazione delle cultivar cinogiapponesi.

Il susino, in generale, è una specie fra le più rustiche: sia il franco (da seme) sia gli altri susini portainnesti, e soprattutto il “Mirabolano”, si adattano a qualsiasi tipo di terreno, anche argilloso, umido e freddo (se le cultivar sono tardive), calcareo, purché profondo; è meglio comunque se il terreno è ben drenato.

Non prospera invece nei terreni poveri, sabbiosi, specie se sono anche siccitosi, nel qual caso i frutti crescono poco e cadono anzitempo.

Per il clima, tenuto conto della precocità di fioritura che, in marzo, precede quella del pesco (almeno per le cultivar cinogiapponesi), i rischi maggiori sono dovuti alle gelate e al maltempo durante e subito dopo la fioritura.

Inoltre, la quasi totalità delle susine cinogiapponesi e buona parte delle europee sono autosterili; occorre quindi disporre non solo di alberi impollinatori, interfertili, ma anche degli insetti pronubi e delle condizioni climatiche che ne agevolino i voli.

L’impianto del susino si fa in autunno e le cure iniziali degli alberi sono simili a quelle delle altre specie. L’albero è piuttosto vigoroso e, una volta adulto, può produrre facilmente oltre kg 50-60 di frutta.

La concimazione per essere equilibrata deve comprendere i principali macroelementi: azoto, fosforo e potassio. Ogni anno, a fine inverno, spargere in superfìcie g 50 e più per ogni m2 di solfato o nitrato ammonico, oppure g 25-30 di urea. Ogni 2-3 anni è bene somministrare anche letame, che va interrato con il perfosfato (g 50-60 per ogni m2) e solfato potassico (g 30-40 per ogni m2). I concimi fosfopotassici e quelli organici è bene che siano sparsi in autunno, prima dell’ultima lavorazione del terreno.

Se si vuole realizzare una produzione abbondante e di buona qualità, tenuto conto della relativa superficialità dell’apparato radicale, specie nei suoli leggeri e con falde acquifere molto profonde, è bene curare tempestivamente l’irrigazione. Gli “stress idrici” sono responsabili, fra l’altro, di alcune fisiopatie del frutto (per esempio, gommosità interna); inoltre, favoriscono i “colpi di calore” sui frutti, provocano improvvisa cascola e, dopo una pioggia, danno adito alla “screpolatura” della buccia che, con la precedente siccità, ha perso la propria naturale elasticità.

A questo fine, se non si dispone di un impianto irriguo permanente, occorre evitare l’inerbimento del suolo e peggio ancora la crescita di erbe infestanti, che competono coi susini sottraendo acqua. Insieme alle erbe, quando il portainnesto sia rappresentato da una specie di susino pollonifera (per esempio, susini “Damasco” e “S. Giuliano”), bisogna anche falciare, sarchiare e rimuovere i polloni radicali, numerosi specialmente in prossimità del colletto dell’albero.

L’uso di erbicidi nei giardini è spesso sconsigliabile, a meno che non si faccia uso di semplici disseccanti fogliari o di prodotti a basso residuo tossico e inquinante.

Fare attenzione agli uccelli, specie vicino ai caseggiati, mettendo in atto reti o allarmi intermittenti.

Un’altra operazione normalmente necessaria, se l’allegagione è risultata normale, è il diradamento manuale dei frutti, da farsi in maggio, non appena le susine sono grosse quanto un’unghia o poco più. Un ramo di media lunghezza (cm 50) può portare anche 20 e più frutti: troppi per divenire sufficientemente grossi e di buona qualità. I frutti, inoltre, non devono crescere a grappoli intorno alla branca o al dardo fruttifero, ma essere sufficientemente distanziati (cm 4-5), per un’equilibrata nutrizione e quindi una normale dimensione.

Per asportarli senza ledere la corteccia, circondare coll’indice il peduncolo del frutto, che si staccherà poi con la spinta data dal pollice, lasciando in essere quindi il solo peduncolo. È bene che ogni dardo fiorifero porti non più di uno o due frutti.

Il diradamento dei frutti, in definitiva, è un’operazione indispensabile per ottenere una fruttificazione costante, elevata e di qualità, per ridurre l’incidenza di alcune malattie e, nei susini europei, per evitare l’alternanza di produzione.

La raccolta va fatta quando il frutto, già intenerito, assume un colore di fondo rivelatore della maturazione incipiente. Per accelerare la maturazione delle susine europee, si possono eseguire trattamenti con fìtoregolatori a basse concentrazioni. Il frutto deve essere raccolto possibilmente insieme al peduncolo (si conserva meglio) ed evitando sfregamenti che asporterebbero dalla buccia la caratteristica pruina.

In frigorifero, le susine cinogiapponesi si conservano qualche giorno, mentre le cultivar europee più serbevoli (a polpa soda e spicca) possono arrivare a 30-40 giorni (a 0—4°), purché non abbiano subito manipolazioni, urti, o non siano state contaminate da funghi agenti di marciumi.

Rispondi

Devi aver effettuato il log in per scrivere un commento.