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La frutta: uva

In Europa esistono soprattutto due tipi di uva: quella da vino e quella da tavola. Qui è presa in considerazione solo l’uva da tavola, più adatta per un giardino che abbia anche un angolo di vigna, il cui fine sia quello di rifornire la mensa di famiglia per un paio di mesi e anche oltre, e non di alimentare una minicantina. Fare il vino “in casa” è infatti molto diffìcile se non si dispone delle attrezzature, dei locali, dell’esperienza e del tempo necessari. La soddisfazione di produrre un vino genuino rischierebbe di essere frustrata da un risultato incerto.

Meglio dunque restare alle uve da mensa, che hanno grappoli assai più attraenti, acini grossi, spesso ovali, di colore molto intenso (giallodorato o ambrato, oppure rosaviolaceo, blu o nero), con polpa croccante e succosa insieme, zuccherina, spesso aromatica (come nei Moscati) e con pochi semi. In alcune uve, “apirene”, i semi non vi sono e sono quindi adatte anche per l’essiccazione (come le sultanine) o per fare macedonie.

Le uve da vino, invece, anche se molto produttive, hanno spesso grappoli compatti, serrati, con acini piccoli e vinaccioli grossi. Ciò ovviamente non esclude che certe uve da vino (per esempio, 1’“Albana”) qualche volta siano consumate a tavola e che uve da tavola (come “Regina” e “Moscato di Terracina”) siano utilizzate per la vinificazione, sia pure con esito mediocre.

Un altro tipo che merita di essere segnalato è la cosiddetta “Uva fragola”, con gli ibridi derivati, resistente alle malattie. Queste sono uve adatte soltanto per essere inserite con qualche esemplare in giardini in cui non si ha la possibilità di eseguire i trattamenti antiparassitari, di cui le uve sia da vino sia soprattutto da tavola hanno assoluta necessità. Peraltro, queste uve, fra cui la varietà “Concord”, assai diffusa negli Stati Uniti per la produzione di succo non fermentato, hanno un caratteristico sapore “volpino” e una polpa compatta, poco gradevoli al palato.

Circa gli ambienti adatti alle uve da tavola bisogna porre alcune riserve di ordine soprattutto climatico. La vite prospera ovunque, ma, se si vogliono ottenere uve di elevate qualità, occorrono estate molto calda e poco piovosa, esposizione molto soleggiata, specialmente quando si avvicina il periodo della vendemmia.

Nell’Italia del Nord queste condizioni mancano e, inoltre, ci sono alcuni rischi derivati dalle temperature che scendono oltre i —15°: può seccarsi l’intero ceppo o, nei casi più lievi, le gemme fino a una certa altezza da terra. I danni delle gelate tardive sono invece molto ridotti o trascurabili, perché la vite germoglia tardi e le infiorescenze (grappoli) compaiono ancora più tardi, in maggiogiugno, lungo i nuovi tralci (pampini).

Sul tipo di terreno non vi sono grossi problemi, perché esiste un’ampia gamma di portainnesti, che rendono possibile piantare la vite anche in terreni poveri, aridi, calcarei, oppure compatti, argillosi, ma non troppo umidi. Per scegliere il “piede” (cioè il portainnesto) giusto, consigliarsi sempre con un esperto. Nei terreni sciolti o sabbiosi, irrigui, si possono piantare direttamente le viti “franche di piede”, cioè derivate direttamente da talea, senza innesto, come si faceva un tempo, prima che un afide radicicolo (la fillossera) avesse reso necessario il ricorso ai portainnesti ibridi euroamericani.

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