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Le malattie e i parassiti delle piante: l’azione degli insetti fìtofagi

Fra gli agenti dannosi di natura animale primeggiano, come importanza, gli insetti, esponenti principali della grande categoria dei “fìtofagi” (termine che letteralmente significa, appunto, “mangiatori di piante”). Essi agiscono dannosamente sia allo stato adulto (di insetto perfetto) sia quando si trovano in stadi di sviluppo intermedio, specialmente in quello di larva, di aspetto vario ma molto spesso vermiforme (figg. 50, 105) e di dimensioni continuamente crescenti, dato che si nutrono a spese delle piante che aggrediscono.

I raggruppamenti (ordini) più importanti e più comuni nelle colture agrarie sono i seguenti:

1) Lepidotteri, che, se allo stato adulto si presentano sotto forma di “farfalle”, sono già dannosi allo stato di larve, alcune delle quali quanto mai fameliche. Fra i lepidotteri si annoverano i “minatori” (fig. 44), che si insinuano nello spessore delle foglie; i “rodilegni”, che scavano gallerie all’interno degli organi legnosi (fig. 61); le “nottue” (fig. 87), cosi chiamate perché svolgono la loro attività fitofaga nelle ore notturne.

2) Coleotteri, dal corpo dotato di rivestimento rigido e costituito dalle ali anteriori indurite e trasformate in “elitre”. Alcuni di essi raggiungono dimensioni molto notevoli, come il Capricorno, che allo stato larvale si insinua con gallerie negli organi legnosi. Da ricordare sono anche i curculionidi, dotati di un “rostro” con cui penetrano nei tessuti interni delle piante, e gli scolitidi, riconoscibili per le vistose gallerie che, allo stato larvale, producono fra corteccia e legno degli alberi.

3) Emitteri, che comprendono alcuni dei tipi più dannosamente attivi: gli “afidi” (o pidocchi o gorgoglioni), quasi sempre riuniti in colonie molto numerose (fig. 40); gli “aleurodidi” o “mosche bianche” (fig. 25); le “cocciniglie” (figg. 29, 38), caratteristiche per lo “scudetto” rigido sotto cui si celano le femmine con la giovane prole; altre cocciniglie, in parte ricoperte da un rivestimento polverulento o filamentoso bianco (c. cotonose o c. farinose) (fig. 10); e le cimici, le tingidi (fig. 62), le psille, le cicaline (fig. 97), ecc.

4) Ditteri, che allo stato adulto appaiono come “mosche” (fig. 70), dotate di solo due ali, le cui larve senza zampe, spesso appuntite, invadono con preferenza organi carnosi (m. delle olive, m. degli agrumi, m. delle ciliegie, ecc.).

5) Imenotteri, che annoverano insetti molto noti, quali le api, le vespe e le formiche, oltre ai cinipidi, che con le loro punture determinano galle di svariatissima forma (fig. 92).

6) Ortotteri, che hanno i più noti rappresentanti nelle cavallette, grandi divoratrici di molti tipi di vegetali. Vi figura anche la grillotalpa (fig. 82), grosso insetto ad habitat terricolo, assai dannoso nei terreni ricchi di sostanza organica, quali quelli degli orti.

A parte la grandissima varietà nello svolgimento dei loro cicli vitali, a seconda dei gruppi di appartenenza -grazie anche al potere di “metamorfosi” (schema II) di cui sono dotati -gli insetti si distinguono anche per il modo con cui si nutrono e danneggiano cosile piante (schema III). Tale distinzione è di fondamentale conoscenza ai fini della lotta che si può esercitare contro di essi.

Alcuni sono dotati di apparato boccale masticatore (larve di lepidotteri, larve e adulti di coleotteri, di ortotteri, ecc.), con cui lacerano e divorano i tessuti vegetali; altri, invece, hanno un apparato boccale perforantesucchiatore con cui penetrano all’interno delle cellule risucchiandone la linfa (tipici sono, da questo punto di vista, gli afidi e le cocciniglie); altri, infine, dispongono di un apparato succhiatore o lambentesucchiatore, con cui aspirano (per esempio, gli adulti di farfalle) o raccolgono

(per esempio, gli adulti di mosche) i liquidi che trovano alla superfìcie dei tessuti.

È evidente che le sostanze che avvelenano la superfìcie delle foglie, e pertanto idonee alla lotta contro gli insetti che mangiano i tessuti, a nulla servirebbero per combattere insetti come gli afidi, che si nutrono ficcando il loro rostro all’interno dei tessuti e contro i quali bisogna, invece, ricorrere a materiali che agiscono “per contatto”, che operano cioè direttamente sul corpo del fìtofago.

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