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Le malattie e i parassiti delle piante: l’azione di altri agenti animali e l’azione dell’ambiente e dell’uomo

L’azione di altri agenti animali

Un’altra importante categoria di fitofagi è quella degli acari. Anch’essi sono artropodi (animali, cioè, che si muovono mediante zampe costituite da elementi tra di loro articolantisi), ma a differenza degli insetti sono dotati di 8 e non di 6 zampe. Si nutrono del contenuto cellulare, che succhiano dopo che certi minuti “stiletti” presenti nel loro apparato boccale hanno lesionato i tessuti del vegetale. Sono organismi piccoli, submicroscopici, dotati di grande prolificità e capaci di provocare rapidamente infestazioni intense e diffuse. Sotto la loro azione si determinano decolorazioni (fig. 101), deformazioni (fig. 118) e disseccamenti di organi erbacei o sviluppo di pelosità (“erinosi”) (fig. 110), accompagnate anche da ipertrofìe.

I nematodi sono organismi vermiformi, essi pure submicroscopici (non oltrepassano i mm 3 di lunghezza), che vivono all’interno e all’esterno dei vegetali, producendovi alterazioni di vario tipo: mostruosi ingrossamenti degli organi (per esempio, tumori radicali dovuti a Meloidogyne incognita), necrosi, disfacimento di tessuti, oltre a un generale deperimento dell’individuo. Sono provvisti di un apparato boccale dotato di uno stiletto, con cui perforano le pareti e raggiungono il contenuto cellulare che aspirano per nutrirsene. Hanno una prodigiosa capacità di moltiplicazione e di diffusione, assecondati in ciò dalla difficoltà di essere percepiti.

Fra i molluschi si distinguono, per la loro dannosità, le lumache. Sia quelle a corpo nudo sia quelle dotate di guscio di colore grigiastro, olivaceo, sono forti divoratrici di tessuti teneri e ciò segnatamente in ambienti piuttosto umidi, che sono favorevoli al loro sviluppo vitale.

Di limitato significato patogenetico sono certi crostacei, quali i cosiddetti “porcellini”, che spesso si rinvengono raccolti su sé stessi a mo’ di palla, e i miriapodi o “millepiedi”.

Danni alle colture si possono avere a opera anche di vertebrati, quali gli uccelli, le arvicole, i topi campagnoli (per esempio, Microtus o Apodemus) e le talpe. Queste ultime, che da un canto sono utili in quanto si nutrono di insetti, disturbano le colture perché con le loro gallerie ledono gli apparati radicali.

L’azione dei virus Una categoria di patogeni quanto mai preoccupante è, invece, quella dei virus (e simili: micoplasmi, rickettsie), elementi ultramicroscopici le cui dimensioni si misurano a millesimi di millesimo di millimetro (millimicron). Sono dotati di altissimo potere infettivo e capaci di determinare nelle piante colpite profonde perturbazioni a livello di singoli organi (fig. 100) e dell’intero organismo (decolorazioni, necrosi, accartocciamenti fogliari, deformazione dei frutti, modificazione della struttura degli organi legnosi, deperimento e morte dell’individuo, ecc.). La loro diffusione avviene per semplice contatto con individui ammalati o, frequentemente, a opera di vettori, segnatamente insetti. Il riconoscimento delle malattie (virosi, micoplasmosi, ecc.) dovuto a simili agenti non è facile; cosi come non è facile intervenire per impedire o limitare la loro azione dannosa.

L’azione dell’ambiente e dell’uomo

Una considerazione a parte va fatta per le cause di danneggiamento di natura non parassitarla e non infettiva (fisiopatie), dipendenti cioè da anormali situazioni del terreno e del clima o da irrazionali interventi colturali. La loro influenza negativa sulla riuscita degli allevamenti può risultare anche molto rilevante, stante la difficoltà, quando non la impossibilità, di intervenire per modificare fenomeni che spesso si presentano in maniera repentina e fortemente lesiva per la vitalità del vegetale. È il caso, per esempio, delle gelate precoci e tardive, dei colpi di calore (fig. 58), delle eccessive precipitazioni idriche, ecc. Il freddo eccessivo determina lesioni anche profonde agli organi legnosi e “allessature”, e quindi necrosi, in quelle erbacee; il caldo eccessivo è causa di ustioni particolarmente vivaci in organi carnosi (uva, peperoni, germogli, ecc.). La mancanza di acqua determina l’appassimento e, se prolungata, l’avvizzimento delle piante; l’eccesso invece, tantopiù se prolungato, porta all’asfìssià degli organi sotterranei, con necrosi locali o deperimento dell’intero organismo. Non meno pregiudizievole è l’alternanza tra periodi di carenza di acqua e periodi di eccesso: si hanno allora spacchi (figg. 12, 90), in particolare di organi carnosi sotterranei o aerei (carote, pomodori, mele, albicocche, ecc.). La mancanza di luce limita l’attività fotosintetica degli organi verdi che appaiono decolorati (eziolati), con rallentamento dell’accrescimento del vegetale; l’eccesso di luce è del pari nocivo per gli elementi clorofilliani che si presentano decolorati.

I difetti del terreno si estrinsecano, sia dal punto di vista della sua struttura sia da quello della sua composizione, come eccesso o mancanza di determinati elementi. Un terreno di tipo argilloso, compatto, è favorevole al ristagno dell’acqua e quindi a processi di alterazione dell’apparato radicale delle piante; un terreno eccessivamente leggero, sabbioso, è invece favorevole agli appassimenti e agli avvizzimenti.

La mancanza nel suolo (o la non disponibilità) degli elementi minerali fondamentali (fosforo, azoto, potassio) si appalesa con arresto della vegetazione e modificazione dell’aspetto e della struttura dei vari organi. Analoghi, con molte sfumature non facilmente definibili, sono gli effetti dell’assenza d’altri elementi minori, quali il calcio, il magnesio, il manganese, il boro, il ferro, che portano alle cosiddette “malattie da carenza di microelementi”. Tuttavia anche l’eccesso delle medesime sostanze può essere nocivo.

Preoccupante fattore di danni alle colture è la grandine, capace come è di distruggere anche totalmente la vegetazione in atto.

Anche certe mal realizzate pratiche agricole portano a simili effetti. Innanzi tutto, le potature degli organi legnosi che, se non ben protette nelle superfici di taglio, aprono la strada ai ricordati “parassiti da ferita”, che poi procedono subdolamente nei tessuti interni. Pure gli interventi fitoiatrici, infine, possono essere causa di danni. La somministrazione di un antiparassitario non ben dosata nei suoi componenti o fatta in momenti non opportuni non è raro thè porti a ustioni, che sono di per sé nocive all’organo su cui si manifestano o in quanto servono come punto di innesco per altri processi di degradazione.

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