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Le malattie e i parassiti delle piante

Molte delle malattie che spesso colpiscono le piante coltivate possono essere efficacemente combattute.

Il successo di qualsiasi tipo di allevamento vegetale, sia esso di piante erbacee, arbustive o arboree, dipende in larga parte dal modo con cui si riesce a tenere sotto controllo il complesso delle avversità cui le piante possono andare soggette e che spesso sono in grado di annullare anche le più attente cure colturali.

In tutti i periodi della loro vita i vegetali sono, infatti, esposti all’azione di processi patologici di varia natura, che li colpiscono sia nella parte aerea sia in quella sotterranea e vi determinano lesioni che o compromettono solo l’organo — la parte in cui detti processi si sono determinati -oppure, più spesso, agiscono sulla vitalità e sul rendimento agronomico dell’intero organismo. Alcuni di questi processi sono la causa unica della sofferenza della pianta, altri invece ne rappresentano solo la causa primaria, che predispone all’azione di ulteriori cause di danneggiamento secondario, la cui attività può però assumere uno sviluppo e una manifestazione tali da mascherare l’origine del malessere che il vegetale denuncia. Altri processi patologici, infine, dopo un periodo di appalesamento, si rendono quasi impercettibili o si rivelano in parti differenti da quelle della loro prima comparsa.

Per tali ragioni è necessario vigilare costantemente sullo stato di salute delle piante, in modo da cogliere i primi sintomi e poter cosi agire tempestivamente e direttamente contro gli elementi patogeni in causa, ricordando che un intervento di cura o profilassi mal realizzato rappresenta quasi sempre un’ulteriore causa di disturbo che può solo aggravare la situazione in atto.

Detta vigilanza deve essere compiuta su tutti gli organi della pianta, compresi quelli sotterranei, che in ambiente intensamente coltivato, come quello in cui si svolge opera di giardinaggio o d’orticoltura, si presentano spesso ammalati o lesionati e, se non sono immediatamente riparati, esercitano un’azione compromissoria anche sugli individui vicini ancora sani.

Chi non riesce a riconoscere da sé le cause della sofferenza delle proprie colture e intende ricorrere al parere di uno specialista deve sottoporre all’esame un campione bene rappresentativo del male da diagnosticare: mai un’unica foglia o un unico fiore o solo un pezzo di ramo; e mai, comunque, organi già morti o morenti. Se è possibile (e per le piante erbacee lo è senz’altro), è meglio mostrare l’intera pianta o, almeno, una porzione che comprenda parti in cui la malattia o la lesione è in via di evoluzione. Sarebbe, naturalmente, meglio sollecitare un sopralluogo quando il valore della coltura giustifichi la richiesta di tale impegno.

I nomi delle principali malattie Le manifestazioni delle avversità hanno particolari denominazioni che, se correttamente utilizzate, facilitano il riconoscimento del malanno in causa anche a distanza.

Ricordiamo le principali e più caratteristiche. Con “mal bianco” (od “oidio”) si intende la malattia crittogamica accompagnata da una leggera vegetazione pulverulenta biancastra (figg. 4, 24, 68, 98, 109, 111, 114); con “ruggine” (figg. 2, 21, 33, 103, 108) quella in cui si ha la comparsa di piccole masserelline, anch’esse di solito risolventisi in polvere, tra il giallo e il marrone scuro (che spesso divengono, alla fine, nere); con “fumaggine” od “occhio di pavone” (fig. 53) la malattia per cui alla superficie delle piante, specialmente delle foglie, si forma uno strato di materiale nero. Si parla di “cancro” (fig. 23) quando l’alterazione interessa abbastanza profondamente le parti esterne degli organi legnosi; si parla di “galle” (fig.

54, 92) quando si hanno escrescenze molto voluminose; di “intumescenze” (che si presentano più che altro in organi carnosi) quando si hanno delle protrusioni papuliformi; di “marciume” (figg. 20, 27, 35, 45, 69, 84, 85) quando i tessuti perdono la loro consistenza normale divenendo più cedevoli (m. molle) o più asciutti (m. secco); di “carie” quando le strutture vegetali (specie legnose) divengono fragili e friabili.

Il “mosaico” (fig. 100) va riferito alla perdita o modificazione di colore a chiazze degli organi verdi; “clorosi” (fig. 64) è la perdita, generalmente irreversibile, del pigmento sempre degli organi verdi; mentre “eziolamento” si riferisce alla perdita temporanea del pigmento di norma dovuta a carenza di luce. Lo “scopazzo” è indice di aumento del numero delle ramificazioni primarie e secondarie, che si affastellano, appunto, a mo’ di scopa. Con “mine” vengono indicate le gallerie che gli insetti scavano nello spessore delle foglie.

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