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Gli ortaggi: cardo e la carota

Il cardo

Il cardo, pianta dello stesso genere del carciofo, si coltiva per i piccioli carnosi delle sue spinose foglie. Recenti varietà, dette “inermi”, non presentano più l’inconveniente di questi fastidiosi aghi.

È una pianta molto vorace che vuole una terra ricca, profonda e fresca.

Come il carciofo, è pianta vivace, ma, per ottenere buoni cardi carnosi, bisogna moltiplicarla ogni anno per seme. In realtà, la moltiplicazione per polloni, o carducci, mai impiegata, potrebbe dare piante che, come il carciofo, potrebbero andare a semina e dare capolini non commestibili, a detrimento delle coste. Queste diventerebbero allora subito filacciose, perdendo tutte le loro qualità.

Le semine non si fanno troppo presto, perché il fenomeno della andata a seme viene stimolato dalle basse temperature che agiscono sulla pianta. Occorre seminare in semenzaio all’inizio di maggio.

Mettere in terra 4-5 semi, distanziati di cm 4-5, sui cm 2-3 di spessore del terriccio sabbioso deposto in fondo a piccole buche profonde cm 4-5 e lontane l’una dall’altra cm 80, sistemate in file distanziate m 1,20. Coprire le buche con cm 2 di terriccio. È tradizione fare 2-3 semine ogni 20-25 giorni d’intervallo.

Innaffiare copiosamente, soprattutto alla fine di luglio e all’inizio di agosto, per assicurare la crescita, che in questa stagione è molto rapida.

La terra dei cardi può essere occupata, all’inizio dell’anno, da piccole colture intercalari, come per esempio cavoli o lattughe.

Dal mese di settembre, può cominciare l’imbianchimento, sul posto, dei piedi più belli. Per far ciò, occorre rialzare le foglie (con due bastoni se sono spinose) e legarle, senza troppo stringere, con paglia di segala, rafia o cordicelle. Poi, rincalzare un po’ la base su cm 25-30 e circondare il mucchio con una protezione di paglia o con vecchi sacchi. Dopo questa preparazione, il cardo in 20-25 giorni può essere raccolto. Se si aspetta troppo tempo, si può arrivare fino alla putrefazione.

Appena arriva il gelo (novembre), i cardi rimasti in campo sono legati, sradicati con la zolla e collocati in cantina o in un altro luogo riparato, dove non geli e il cardo possa essere trapiantato in cm 40 di terra leggera trasportata a questo scopo. Le singole piantine devono stare cm 60-70 distanti l’una dall’altra. Bagnare copiosamente e legare: la loro crescita è cosi’ rallentata e saranno imbianchiti secondo il bisogno osservando i procedimenti già spiegati.

È cosi possibile, infine, la raccolta che dura dalla fine di settembre fino a marzoaprile.

Le malattie più insidiose sono esattamente le stesse che minacciano il carciofo.

Carota

Secondo alcuni studiosi, l’etimologia della parola “carota” è ritrovabile addirittura nel sanscrito. Questo fatto dimostrerebbe come la conoscenza di questa pianta rimonti a più di 2.000 anni fa. A Pompei, in una ben conservata pittura, si possono ancora vedere delle radici in mazzi insieme ad altri ortaggi, radici che sembrerebbero carote. La coltura della carota, tuttavia, non acquistò mai una grande importanza presso gli antichi e soltanto nel sec. XIII Pier de’ Crescenzi parlò di una pastinaca rossa, che potrebbe essere la carota, diffusa nella comune coltura.

Anche sull’origine della carota i botanici non concordano: secondo alcuni, infatti, la carota attuale sarebbe il prodotto dell’incrocio tra il tipo spontaneo (Daucus carota typicus) e la carota gigante del Mediterraneo

(Daucus carota maximus)-, secondo altri, invece, sarebbe il prodotto dell’incrocio tra il tipo asiatico (Daucus carota cilicicus) e il tipo spontaneo mediterraneo.

La carota, che è un alimento molto importante in quanto contiene notevoli quantità di vitamina A, si adatta bene a tutti i climi, ma, se deve produrre il seme, esige clima temperatocaldo. I migliori prodotti si ricavano dai terreni siliceoargillosi e dai terreni di orti arricchiti da precedenti concimazioni organiche.

Se si effettuano semine successive e si adottano le opportune tecniche di conservazione, si possono raccogliere e consumare carote da giugno alla primavera dell’anno successivo.

Le carote possono avere fittoni corti, medi o lunghi, mentre la loro forma può essere cilindrica (alcune specie a radice corta hanno forma ovale) con la parte finale mozza oppure appuntita.

Le varietà a radice mozza sono le più comuni, mentre quelle affusolate sono le preferite dai negozianti.

Le varietà con fìttone corto e mozzo sono molto adatte per la forzatura in cassone o sotto campanature.

Le varietà intermedie e lunghe (a fìttone sia mozzo sia affusolato) sono più adatte per semine tardive e si possono conservare con buon successo.

Tutte queste varietà crescono bene se coltivate in terreno leggero, facilmente lavorabile, cioè sciolto e ricco.

È consigliabile utilizzare appezzamenti concimati per precedenti colture, aggiungendo, se è necessario, solo fertilizzanti chimici.

Qualche giorno prima della semina immettere nel terreno una miscela composta da g 90 di superfosfato, g 30 di solfato di potassio e g 30 di solfato di ammonio per ogni m2.

Assicurarsi che il terreno sia privo di zolle e sassi, che potrebbero deformare le radici.

Se invece il terreno è pesante, compatto e grossolano,, è consigliabile coltivarvi le varietà a fittone corto e di lunghezza media.

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