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Gli ortaggi: la preparazione dei vari tipi di terreno

Il terreno ideale per gli ortaggi è costituito da una miscela di sabbia, limo, argilla e humus, quando è combinata in modo tale da assicurare una sufficiente umidità e una giusta traspirazione.

Per ottenere un buon terreno che sia facilmente lavorabile e abbisogni solo di poco letame e fertilizzante, occorre cercare di trasformare la terra che si ritrova nello spazio destinato a orto in modo che sia il più vicino possibile alla composizione ideale, aggiungendovi materiali che si trasformano in humus e che trattengono l’umidità, come per esempio la torba e il letame.

Per riconoscere un buon terreno, bisogna osservare se, dopo averlo lavorato, si sbriciola con facilità nel palmo. Se ciò non avviene, vuol dire che nel terreno vi è una quantità eccessiva di argilla.

Sebbene il colore della terra sia molto variabile, quella di colore scuro è sempre da preferire, in quanto può assorbire più calore e quindi riscaldarsi velocemente.

Un colore uniforme significa che il terreno ha un buon drenaggio, mentre se si vedono macchie o venature vuol dire che esso tende ad assorbire acqua. In ogni modo, qualunque sia il colore del terreno, la distinzione più importante è ‘quella tra terreni acidi e terreni alcalini.

La maggior parte degli ortaggi cresce bene in terreni neutri, cioè in quelli né troppo alcalini né troppo acidi.

I terreni eccessivamente acidi hanno bisogno di aggiunte di calce in quantità proporzionale al grado di acidità, che può essere misurata con metodi poco costosi (idealmente dovrebbe essere tra pH 6,5 e pH 7).

L’eccessiva alcalinità si può invece correggere mediante aggiunte di materiali acidi, come la torba di sfagno o la pollina.

Il limo è un terreno ideale, ma, pur risultando morbido e soffice al tatto, è troppo sottile e non ha abbastanza consistenza. Per aumentarla, basta aggiungere del composto di giardino ben stagionato oppure del concime animale.

Il terreno sabbioso è leggero e asciutto. Si riscalda facilmente in primavera e dà dei raccolti precoci, ma tende a inaridirsi molto velocemente.

Per questo motivo il nutrimento essenziale per le piante è facilmente dilavato dalle acque e, di conseguenza, il terreno tende a impoverirsi. Occorre quindi somministrare fertilizzanti, seppure in quantità limitata e a intervalli di tempo regolari, per rimpiazzare quelli che sono andati perduti.

Per migliorare la qualità di questo terreno e per facilitare la conservazione dell’umidità, occorre incorporarvi del materiale organico, come del letame o del composto di giardino ben stagionato.

Il terreno argilloso è pesante, lento a riscaldarsi e trattiene facilmente l’umidità. Può essere ricco di sostanze nutritive, ma, siccome è povero di capacità drenanti, le radici sono poco ossigenate. È duro da vangare e forma grosse zolle e, inoltre, diventa scivoloso quando è bagnato. Nei periodi prolungati di siccità tende a spaccarsi.

Il miglior modo per rendere più leggero questo tipo di terreno e per migliorarne il drenaggio è miscelarlo con notevoli quantità di concime animale o di composto organico di giardino ben stagionato. Per renderlo meno scivoloso e appiccicaticcio, invece, si può aggiungere una certa quantità di ghiaia.

Il terreno calcareo è spesso leggero e, come quello sabbioso, si inaridisce facilmente con conseguente perdita di sostanze nutritive; poi, similmente al terreno di tipo argilloso, è duro da vangare.

Occorre lavorarlo incorporandovi composto organico di giardino ben stagionato, concime animale oppure torba. Somministrare regolarmente anche fertilizzanti chimici. Dal momento che la superficie è molto leggera, non è necessario fare una vangatura doppia.

Il terreno torboso, piuttosto raro nel nostro Paese, è di solito acido e può anche avere un drenaggio insufficiente.

Per ridurre l’acidità, a volte è necessario scavare dei fossi e aggiungere calce nella misura di g 300 per ogni m2 ogni anno. Poi, siccome il terreno torboso è di solito scarso di fosfati e di potassio, occorre anche spargere fertilizzante generico.

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