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Il porro: il trapianto nell’aiuola definitiva, la coltivazione e l’imbiancamento, raccolta, conservazione e difficoltà e inconvenienti nella coltivazione

Il trapianto nell’aiuola definitiva

Le piante devono essere trapiantate quando sono all’incirca alte cm 15-20, cioè verso i primi di aprile per le piantine seminate sotto vetro e verso giugno o luglio per quelle seminate in semenzaio all’aperto. Prima si procede e meglio è, perché le piante possono usufruire di una più lunga stagione per crescere.

Se il terreno del semenzaio è secco, è bene bagnare prima di prelevare le piantine con una piccola forca.

Accorciare l’ultimo quarto superiore delle foglie con le cesoie o con un coltello.

Con un trapiantatoio, fare dei fori profondi circa cm 15, distanziati l’uno dall’altro di cm 25, in filari intervallati di cm 40. Collocare le piantine nei fori in modo che le punte delle foglie siano appena visibili: mettendole cosi in profondità si faciliterà l’imbiancamento del fusto. Non coprire le radici e non riempire le buche di terra. Provvedere soltanto a versare un po’ d’acqua in ciascuna buca, perché sciolga il terreno attorno alle radici: ciò è sufficiente per consolidare la pianta. Le buche si riempiranno naturalmente e gradualmente dopo ogni pioggia.

Se si vogliono porri ad alto fusto, piantarli distanziati di cm 30 in solchi preparati allo stesso modo consigliato per il sedano.

La coltivazione e l’imbiancamento

Zappare regolarmente, in modo da mantenere il terreno ben aerato e mondo dalle erbe infestanti, e innaffiare abbondantemente, soprattutto nei periodi di siccità, per conservarlo costantemente umido.

Non c’è bisogno di somministrare concime artificiale; occasionalmente incorporare nel terreno, zappando, del nitrato di sodio.

Quando le buche in cui sono state piantate le giovani piante si sono completamente riempite di terra, con una zappa rincalzare attorno alle piante altro terreno, in modo da far produrre un gambo il più lungo e bianco possibile.

Continuare a rincalzare la terra attorno ai porri gradualmente per alcune settimane, senza fretta, poiché rincalzare le piante troppo e velocemente le potrebbe far marcire.

La raccolta e la conservazione

I porri sono tra gli ortaggi più rustici: si possono lasciare nel terreno sia nel periodo autunnale sia in quello invernale e sterrarli ogni qual volta se ne ha bisogno.

Se in aprile ci sono ancora piante disponibili, è il momento di sterrarle con tutte le radici smuovendo il terreno con una forca.

Poi, è necessario scavare un solco in un appezzamento ombreggiato — per esempio, lungo il lato nord di un muro, di una siepe oppure di uno steccato – e collocarvi le piante con le loro radici.

Infine, riempire di terreno coprendo tutto tranne le parti verdi delle foglie.

In questo modo si possono ancora consumare porri per parecchie settimane, quando la stagione non offre certo abbondanza di ortaggi freschi.

Difficoltà e inconvenienti nella coltivazione

I porri sono di solito esenti da malattie, sebbene possano essere attaccati da quelle comuni a tutte le cipolle. Essi possono soffrire di marciume batterico, di muffa bianca e di peronospora. La difesa più convincente è quella di asportare le piante colpite e di bruciarle.

Anche alcuni insetti, specialmente un dittero e un minatore fogliare, possono insidiare le coltivazioni di porro. Se ci si accorge di questi attacchi molto tempo prima della raccolta, si possono effettuare trattamenti con insetticidi specifici.

VARIETÀ DI PORRI

PRECOCI “Colonna Erda”

DI MEZZA STAGIONE “Herwina”

“Aber

“Malabar”

“Herakles”

“Mostruoso di Carentan” “Gigante d’Italia”

“Gigante di Chioggia” “Genovese”

TARDIVE

“Eskimo”

“Carentan”

“Lungo d’inverno” “Nano ricciuto” “Paramount”

“A grosse radici”

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