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Le varie tecniche di coltivazione degli ortaggi: diradamento, trapianto in vaso, rinvigorimento e trapianto

Diradamento

Iniziare a diradare molto presto, non appena le piantine possono essere maneggiate senza danno; però fare attenzione: le radici sono ancora molto deboli e l’asportazione potrebbe danneggiare le piante vicine.

Se il clima è particolarmente secco, conviene diradare verso sera e, subito dopo, bagnare il terreno.

Fare questa operazione di diradamento in più riprese, in modo che rimangano sempre in luogo delle piantine nel caso subentrino delle malattie che danneggino le colture.

Asportare per prime le piantine malate o malformate. Dopo la prima sfoltitura, la distanza tra le une e le altre dovrebbe essere la metà di quella che sarà alla fine. In seguito, asportarne ancora, in modo che le restanti siano a una distanza che permetta la piena crescita.

Colmare gli spazi vuoti con le piantine che sono state tolte nel diradamento o con quelle piantate ai limiti dei filari. E comunque da ricordare che certi ortaggi dalle radici a fittone, come la barbabietola e la carota, non attecchiscono facilmente dopo un trapianto.

Non lasciare le piantine scartate sul terreno perché potrebbero essere fonte di malattie, ma gettarle nel luogo di raccolta dei residui organici.

Trapianto in vaso

Trapianto in vaso Se i semi hanno germogliato in cassette oppure in vasi di coccio o di plastica, quando sono giovani piantine ed è comparsa la prima foglia, conviene trapiantarle in contenitori più grandi, in modo che le radici abbiano spazio sufficiente per svilupparsi.

Rimuovere con cura le piantine dal loro contenitore con una palettina di legno o di plastica, cercando di procurare il minor danno possibile alle radici: afferrarle per una foglia e non per lo stelo.

Le piantine cresciute in vasi di torba non hanno bisogno di essere trapiantate.

Rinvigorimento

Le piantine nate da semi germogliati in serra o in cassone riscaldato, prima di essere piantate direttamente nell’orto, devono essere acclimatate gradualmente all’ambiente esterno.

Occorre quindi trasferire queste piantine in una zona fredda della serra e, dopo una settimana circa, in un cassone freddo, la cui copertura deve essere alzata ita po’ per giorno, in modo che l’aria circoli sempre più liberamente. Durante le ore più calde della giornata si può anche sollevarla completamente e di notte solo dalla parte più riparata dai venti.

In conclusione, occorre sempre tenere presente che, se il cambiamento di temperatura è troppo repentino, le piantine rischiano di appassire e di scolorirsi, e perciò bisogna correre ai ripari in tempo.

Trapianto

I cavoli, i porri e, in genere, tutti gli ortaggi verdi sono solitamente fatti crescere in un semenzaio e poi trapiantati nella loro definitiva posizione.

Bagnare abbondantemente il semenzaio la notte prima del trapianto, in modo che le foglie si inturgidiscano e le radici possano venire estratte dal terreno con facilità.

Se il clima è particolarmente secco, bagnare anche il terreno che deve ricevere le piantine abbondantemente e per una intera notte; quindi pressarlo.

Sollevare le piantine dal semenzaio con una forca, facendo attenzione a non danneggiare le radici. Proteggerle dal sole o dai venti asciutti fino al momento della loro nuova messa a dimora.

Fare dei buchi fon un trapiantatoio e infilarvi le piantine non appena possibile. Per fare in modo che la piantina stia ben ferma nel terreno, infilare il trapiantatoio vicino a essa e, facendo’ leva, premere la terra attorno alle radici.

Per verificare se la piantina è stata ben piantata, prendere tra il pollice e l’indice una foglia: se, a tirarla, questa si lacera, vuol dire che la piantina è stata collocata giustamente; se invece quest’ultima si scalza, occorrerà procedere nuovamente alla sua messa a dimora.

Una volta effettuato il trapianto, bagnare abbondantemente.

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