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L’idrocoltura: le piante allevate senza terra, le piante adatte per la coltura idroponica, il substrato per la coltura idroponica e i recipienti adatti per la coltura idroponica

La coltura idroponica, chiamata anche idrocoltura, rappresenta un’interessante alternativa ai comuni metodi e ha il vantaggio di eliminare quasi completamente i problemi dell’irrigazione e della coltivazione tradizionale

Le piante allevate senza terra

La coltura idroponica, ossia la coltivazione delle piante in una soluzione nutritiva, non è una scoperta recente. Già agli inizi del secolo si era scoperto che le piante non vivono di terra, ma delle sostanze nutritive in essa disciolte, oltre ad aria, acqua e luce. E si era anche scoperto che l’argilla espansa, materiale oggi molto usato in edilizia, rappresenta il materiale ideale per una coltivazione senza terra.

In questi ultimi anni, la coltura idroponica ha cominciato a godere dovunque di una crescente popolarità. Infatti, con tale metodo di coltura, non solo si eliminano i noiosi problemi di innaffiamento e di coltivazione, ma si ha anche una soddisfazione estetica in più: i contenitori che l’industria produce per questo scopo sono, in genere, piuttosto belli e decorativi. Inoltre, l’idrocoltura rappresenta per gli appassionati di piante da appartamento un’alternativa molto interessante. I vasi con colture idroponiche, che oggi si trovano dappertutto nei luoghi pubblici (alberghi, uffici, ospedali, edifìci pubblici, stabilimenti balneari, atri, scalinate, foyers di teatri), sono adattissimi anche per decorare un appartamento.

Vantaggi della coltura idroponica

Il vantaggio sostanziale dell’idrocoltura rispetto alla coltivazione con la terra consiste nel fatto che, nella prima. le piante hanno a disposizione una maggior scorta d’acqua e possono dunque provvedere a sé stesse per un arco di tempo più lungo, senza bisogno di essere innaffiate. Inoltre, nell’acqua sono sempre presenti, e nel giusto equilibrio, le sostanze nutritive necessarie. Con la coltura idroponica non si corre dunque il rischio di una innaffiatura sbagliata, di un essiccamento o di una morte “per fame” delle piante.

Il compito di provvedere alle necessità delle piante è agevolato da un indicatore del livello dell’acqua, che controlla anche quello delle sostanze nutritive. Tutto sommato, dunque, la cura da dedicare a questo tipo di coltura è inferiore a quella necessaria alle tradizionali coltivazioni con terra. Perciò, durante le vacanze, si possono lasciare tranquillamente le piante in casa senza “assistenza”, sempre che, naturalmente, gli altri fattori di crescita – l’aria, la luce e la temperatura – siano buoni.

Con l’idrocoltura viene eliminato anche il trapianto annuale, perché in teoria il substrato delle piante dovrebbe essere cambiato solo ogni 10 anni. In pratica, però, ogni tanto è necessario cambiare alcune piante, prima che diventino troppo vecchie o troppo grandi.

Le piante adatte per la coltura idroponica

La varietà di piante adatte alla coltura idroponica è notevole.

In particolare, si possono ricordare molte piante verdi, come la dracena, le sansevieria, il chlorophytum, le varie specie di ficus e di rampicanti, le peperomia, le bromeliacee, il podophyllum, le dieffenbachia Pilea cadierei e Monstera deliciosa.

Il numero delle piante fiorite è invece limitato: infatti, a causa della loro breve durata, non vale la pena di adottare, per esse, il sistema della coltura idroponica.

Un’ultima considerazione: quando si decide di ricorrere alla coltura idroponica di gruppi misti di piante, bisogna fare in modo che tutte le piante dello stesso gruppo abbiano bisogno della stessa temperatura ambientale e della stessa luce.

Il substrato per la coltura idroponica

Nel passato, per la coltura idroponica si usavano diversi materiali, come per esempio frammenti di mattone, pietra pomice, ghiaia di fiume, vermiculite o setole di materiale sintetico. Oggi, si usa di preferenza l’argilla espansa, un materiale che si è rivelato l’elemento ideale per questo tipo di coltura.

Questa argilla si presenta sotto forma di granuli, che vengono ottenuti da argilla pura, cotta a una temperatura di 1.000 gradi centigradi. Poi, nelle palline cosi ottenute, viene immessa aria compressa in modo da aumentare la permeabilità del materiale.

L’argilla espansa, leggera e chimicamente inerte, permette un rapporto ariaacqua assolutamente ideale per le piante.

Per la semina di colture idroponiche è meglio utilizzare granuli di mm 10-20, e per la coltivazione di piante in idroponica granuli di mm 3-4. Prima di usare l’argilla espansa, bisogna lavarla accuratamente.

L’altezza dello strato di argilla deve essere di circa cm 20. Il misuratore della soluzione nutritiva non dovrebbe oltrepassare un terzo di questa altezza e dovrebbe quindi oscillare tra cm 1 e 7 di altezza.

I recipienti adatti per la coltura idroponica

In commercio, si può trovare una grande scelta di recipienti: ce ne sono di diverso materiale, di varie misure, forme e colori, ma tutti hanno una precisa caratteristica: l’impermeabilità.

Per questo tipo di coltura vanno bene i contenitori di materiale sintetico, di ceramica o di vetro. L’importante è che possano contenere tutta l’acqua indispensabile alle piante che si ha l’intenzione di coltivare.

La maggior parte dei recipienti piccoli da idrocoltura sono costituiti da due parti: una esterna, che deve essere abbastanza grande per contenerne un’altra più piccola, di solito fatta di plastica bucherellata. Quest’ultima deve avere un’altezza minima di circa cm 20. L’indicatore del livello dell’acqua è applicato o nel contenitore esterno o in quello interno.

In parecchi recipienti, è possibile controllare anche il livello della soluzione nutritiva, perché sono provvisti di una spia o finestrella.

Se si usano grandi vasche, le piante devono essere coltivate in normali vasi – anche di plastica, ma in questo caso devono avere un’apertura sul fondo – c poi disposte a piacere nella vasca. Infine, occorre riempire il tutto con palline di argilla espansa.

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