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Le colture da serra: come riscaldare una serra, il problema dei costi e i costi comparati dei combustibili e dell’energia elettrica

Il problema dei costi

Prima di accingersi a costruire una serra riscaldata, è bene fare un preventivo dei costi, tenendo conto di vari fattori: costo dell’impianto di riscaldamento e del relativo sistema termostatico di regolazione; scelta dell’impianto, visti i costi e le prestazioni dei diversi tipi disponibili; costo comparato dei combustibili e dell’energia elettrica; potenza da installare nella serra in base alla sua cubatura e alle temperature che si prevede possano essere raggiunte all’esterno durante i mesi invernali; numero presumibile di ore di funzionamento dell’impianto in un anno.

Tale valutazione – come si può capire – non è facile e spesso, pur facendo un preventivo accurato, ci si accorge poi che tale conto era troppo ottimistico.

Costi comparati dei combustibili e dell’energia elettrica

Purtroppo, siamo in una fase storica di levitazione dei costi dei combustibili e dell’energia elettrica. In linea di massima, comunque, si può stabilire una “scala” abbastanza valida dei costi, che probabilmente salirà “in blocco” senza sensibili spostamenti relativi. In altre parole: il combustibile che è oggi più caro continuerà a esserlo, anche se esso e tutti gli altri saliranno di prezzo; il combustibile meno caro continuerà a esserlo, anche se ci sarà un aumento generalizzato; l’energia elettrica usata per riscaldamento è oggi più cara dei combustibili e, almeno nel nostro Paese, continuerà a rimanerlo.

In Italia, tale scala vede al primo posto (costi più bassi) il gas naturale, e cioè il metano, rispetto al quale è un po’ superiore il costo del “gas manifatturato”, ossia quello distribuito con impianti fìssi (tubazioni) dall’officina del gas. Seguono, quasi allineati e sempre in senso crescente, cherosene e gasolio, indi GPL (il comune gas liquido in bombole). Più costosa di tutti i combustibili risulta infine l’energia elettrica utilizzata per trarne calore.

La tabella sottostante deve essere considerata semplicemente orientativa sulla potenza dell’impianto di riscaldamento di serre di varie dimensioni, necessaria a mantenere una temperatura interna di 4, 7 o 13° con una esterna di —7°. Tali valori – i “massimi” che è possibile richiedere – nella tabella sono esposti in termini di “potenza”, con due unità di misura differenti: wattora (Wh) e Caloria all’ora (Cal/h). Questo perché, per tradizione, la “potenza termica” di una stufa o di un impianto a combustibile di qualunque tipo viene espressa in Cal/h sviluppabili all’ora, mentre quella di una stufa elettrica viene espressa in Wh. Quando una stufa elettrica funziona per un certo tempo, “consuma” una certa quantità di energia, espressa in kilowattore: una stufetta da un kilowatt di potenza che funziona per un’ora consuma un kilowattora, che viene regolarmente pagato con la comune “bolletta”. Quando una stufa a combustibile funziona per un certo tempo, “consuma” parimenti una certa quantità di energia sotto forma di combustibile bruciato: una stufetta della potenza di 1.000 Calorie all’ora, funzionando per un’ora, sviluppa 1.000 Calorie e, come detto, “consuma” una certa quantità di combustibile, che viene pagato come tale. La tabella porta dunque nelle due colonne gli stessi valori della potenza da installare per riscaldare serre di diverse dimensioni a diverse temperature, espresse sia in Wh sia in Cal/h, per orientare chi intenda realizzare il riscaldamento mediante un impianto elettrico oppure mediante un sistema a combustibile.

Un primo esame della tabella dice subito che per il riscaldamento di serre grandi, a temperature relativamente alte (13°), è da escludere il riscaldamento elettrico, in quanto le potenze installate sarebbero troppo elevate: non solo si farebbe sentire in modo pesante il maggior costo del riscaldamento rispetto a un equivalente riscaldamento con combustibili, ma occorrerebbe rinforzare, con una spesa non trascurabile, l’impianto elettrico di casa, che non è di solito dimensionato per reggere un tale carico supplementare.

Per serre piccole o per serre di medie dimensioni, in cui non occorra mantenere una temperatura superiore ai 4°, il riscaldamento elettrico è invece consigliabile: costa leggermente di più di un equivalente riscaldamento a combustibili, ma si può realizzare con una normale stufetta, asservita a un termostato da sistemare in un punto opportuno della serra. Qualsiasi elettricista può realizzare tale semplice impianto, per cui conviene utilizzare un “generatore di calore con ventilatore”, ossia una stufetta elettrica con ventola incorporata, che “soffia” aria calda, mantenendo l’ambiente alla stessa temperatura.

Sempre in modo molto approssimativo, possiamo dare un’idea del costo del riscaldamento di una serra confrontandolo con quello di una casa d’abitazione: a pari cubatura da riscaldare, riscaldare una serra a circa 13° viene a costare circa tre volte di quanto occorre riscaldare un’abitazione a 20°. Anche se si tratta di un confronto molto approssimativo, non c’è dubbio che riscaldare una serra è «sempre molto costoso.

Quasi sempre le serre riscaldate di medie e grandi dimensioni rientrano nel campo degli impianti professionali, destinati a una produzione vera e propria di primizie, fiori e piante di particolare pregio. A tal proposito, un interessante sistema di riscaldamento elettrico, di tipo semiprofessionale o decisamente professionale, realizzato mediante cavi interrati (o, meglio, interrati e intubati), adatto per particolari tipi o fasi di coltivazione.

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