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Le orchidee: come curare le orchidee, settimana dopo settimana

La fioritura delle orchidee

Vi sono moltissime specie di orchidee che nel loro habitat naturale vivono fuori della terra e crescono sopra i rami degli alberi. Tali piante, che, per poter vegetare in questo modo dispongono anche di uno speciale apparato radicale, vengono chiamate “epifite”.

Molte orchidee epifite fioriscono dall’autunno alla fine della primavera e i fiori si presentano su fusti turgidi, chiamati “pseudobulbi”, che a volte crescono a grappoli e altre volte sono intervallati lungo uno stelo prostrato o rizoma.

Fra le pochissime orchidee epifite che invece non producono pseudobulbi, ci sono le vanda, che presentano uno stelo eretto e legnoso, e i cui fiori crescono dalle ascelle delle foglie, e i paphiopedilum, piante cespitose con steli fiorali che si dipartono dalla base.

Come e quando irrigare e concimare

Le orchidee non devono essere mai innaffiate con acqua troppo fredda o calcarea. E consigliabile perciò avere a disposizione una cisterna con acqua piovana all’interno della serra, ove può essere mantenuta a temperatura ambiente. Una cisterna di 1 300-400 è sufficiente per le necessità di una serra di m 2,50×3,50.

Quando si lava l’esterno della serra, ricordarsi di otturare il condotto collegato con la cisterna, per evitare l’immissione di sporcizia e calcare.

L’acqua di rubinetto può essere usata per riempire la cisterna della serra solo in periodi di siccità.

Le piante di orchidee devono essere controllate almeno una volta alla settimana e, per accertarsi che siano umide, occorre soppesarle, sollevando leggermente i vasi.

Se il terriccio si asciuga compietamente, innaffiare sino a saturazione. Non irrigare invece se il terriccio è umido; il successivo controllo deve essere fatto la settimana dopo.

I contenitori di orchidee da mettere sospesi vanno immersi in un catino d’acqua e tenutivi finché nell’acqua non compaiono più bollicine d’aria.

Nel dubbio che il terriccio di una pianta non sia tanto asciutto da richiedere un innaffiamento, è meglio non intervenire.

Se le orchidee vivono da oltre un anno nel medesimo terriccio, somministrare fertilizzanti liquidi specifici almeno una volta ogni quindici giorni durante il periodo vegetativo, cioè dalla fine della primavera alla tarda estate.

Prima, però, innaffiare la pianta, perché i fertilizzanti potrebbero danneggiare l’apparato radicale.

Le irrigazioni durante il periodo di riposo

Numerose specie di orchidee necessitano di un periodo di riposo che generalmente va dalla fine dell’estate a metà autunno: le piante possono perdere le foglie, rimanendo solo con gli pseudobulbi, da cui si presenterà la nuova vegetazione.

Quando sono cadute le foglie, oppure quando gli pseudobulbi si presentano robusti e sani, trasportare le piante su uno scaffale della serra nel punto più luminoso e più fresco, riducendo al minimo l’umidità.

Durante il periodo di riposo, le orchidee con pseudobulbi non necessitano di innaffiamenti, a meno che il terriccio non si asciughi compietamente. Le altre specie richiedono solo innaffiature occasionali.

A vegetazione riattivata, riportare le piante al loro posto abituale e iniziare a innaffiarle.

La manutenzione durante le vacanze

Prima di partire per le vacanze, innaffiare con abbondanza le orchidee: ciò le soddisfa per circa tre settimane.

Nel caso di vacanze più lunghe, collocare i vasi su un bancale predisposto per l’umidificazione capillare. Questo apparato si può acquistare, ma è anche facile da costruire: riempire un contenitore di sabbia e torba, da mantenere umida facendovi gocciolare acqua da un tubo di gomma collegato al rubinetto, e affondarvi i vasi per metà.

La temperatura della serra può essere regolata con l’ombreggiamento. L’aerazione è invece più diffìcile. Si può incaricare qualcuno oppure acquistare un’apparecchiatura che la regoli automaticamente. Se non c’è altra possibilità, aprire gli sportelli di aerazione secondo la stagione, augurandovi che tutto vada per il meglio.

Per sostenere il pesante apparato fogliare

Alcune specie di orchidee, come per esempio la cattleya e il dendrobium, siccome hanno la parte aerea piuttosto sviluppata e pesante, dopo l’invasatura richiedono il sostegno di un tutore, almeno finché non si sia sviluppato un apparato radicale sufficientemente robusto.

Collocare il tutore, alto quanto la prevedibile altezza finale della pianta, dietro ogni pianta.

Avvolgere con un legaccio verde 2-3 fusti posteriori, a metà della loro altezza, e legarli al tutore.

Ripetere con i fusti restanti.

I sostegni per i lunghi steli fiorali

I fiori delle orchidee che presentano steli alti, come alcune specie di paphiopedilum, vanno sorretti con fili di ferro zincato, piegato prima a U e poi ad angolo retto.

I lunghi steli si sorreggono inserendo un tutore un po’ obliquo e legando con rafia, in almeno due punti, lo stelo al tutore.

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