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Le piante grasse: l’innesto di un cactus a colonna, l’innesto a spacco per i fusti appiattiti e l’innesto di giovani piante su una pala della opuntia

L’innesto di un cactus a colonna

Per prima cosa, occorre disporre di un portainnesto ben sviluppato, che possegga un buon apparato radicale e, possibilmente, un fusto della stessa dimensione della marza. Il più usato è di solito il trichocereus.

Tagliare la cima del portainnesto con un coltello ben affilato oppure con una lama da rasoio. La parte asportata, dopo essere stata fatta asciugare, può essere ripiantata per farne una nuova pianta.

Smussare i bordi del portainnesto per asportarne le spine ed evitare che la superfìcie di contatto diventi concava. Le stesse operazioni vanno fatte per la pianta da innestare.

Poi, occorre accertarsi che le superfici delle due piante combacino perfettamente: affinché non vi siano sacche di aria, comprimere la marza sul taglio con un movimento rotatorio e fare in modo che la parte centrale, che porta la linfa, sìa in perfetta corrispondenza. Questa parte è facilmente riconoscibile in quanto ha la forma di un anello con un diametro variante da cm 2,50 nelle piante di dimensioni maggiori a cm 1-1,50 in quelle di dimensioni minori.

Fissare la marza al portainnesto mediante alcuni elastici passanti sotto la base del vaso, interponendo tra questi e la marza un batuffolo di cotone per evitare che il tirante danneggi la pianta; questa, cosi preparata, deve essere collocata in un ambiente caldo e ombreggiato della serra o della casa e innaffiata.

Dopo una o due settimane, quando la pianta si è ormai saldata al portainnesto, togliere l’elastico che la teneva ferma. Se, invece, l’innesto non ha avuto successo, basta toccare una delle due parti perché si separino.

Se si desidera una ramificazione dell’innesto, occorre cimare la parte di nuova crescita fino a circa cm 1,50 dal portainnesto. La parta tagliata può essere usata come marza per un altro innesto.

Quando i nuovi getti formatisi attorno alla prima marza hanno raggiunto un diametro di circa cm 1,50, asportarli per farli radicare o usarli per eseguire eventuali altri innesti.

L’innesto a spacco per i fusti appiattiti

Le piante a fusto piatto, come la schlumbergera e la rhipsalidopsis, vengono innestate con un metodo diverso rispetto a quello visto per le cactacee dal fusto colonnare. Questo metodo è detto a spacco (cuneo).

Un portainnesto adatto per questo tipo di moltiplicazione è Opuntia robusta, dalle pale robuste. Con un coltello affilato o una lametta, praticare un’incisione sulla sommità della pala e modellare la base della marza in modo da far assumere alla stessa la forma dii un cuneo. A questo punto, inserirla nello spacco fatto in precedenza sul portainnesto.

Per mantenere nella giusta posizione la marza, fissarla con una spina della stessa opuntia che attraversi le due parti. Non usare spilli metallici perché i succhi emessi dalla pianta potrebbero farli arrugginire.

Conservare la pianta in un luogo caldo e innaffiarla normalmente.

Circa 4-6 settimane più tardi, quando l’innesto è attecchito, togliere la spina.

Questo tipo di innesto viene di solito praticato con piante dai rami cascanti, difficili da maneggiare.

La schlumbergera e la rhipsalidopsis si possono anche innestare su fusti di pereskia, ottenendo cosi piante ad alberello. Per vegetare, richiedono una temperatura di 10°.

L’innesto di giovani piante su una pala della opuntia

Per accelerare la crescita di piccole cactacee, si può usare una pala della opuntia con la cima tagliata. Asportare le radici delle piantine che si vogliono far crescere più velocemente, in modo che la loro base sia orizzontale, collocarle sul taglio dell’opuntia e fissarle con elastici, come consigliato in precedenza per i comuni innesti. Quando le piantine sono adulte, usarle per altri innesti o invasarle in composto sabbioso umido.

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