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Come migliorare la qualità del terreno: l’eliminazione dei residui del giardino, vangare il terreno ed una vasta area

L’eliminazione dei residui del giardino

Alcuni scarti del giardino, come quelli derivanti dalla potatura, le piante ammalate e le piante infestanti in seme non devono essere messi nel mucchio dei composti organici.

Infatti, il calore originato dalla decomposizione non è sufficientemente alto per far decomporre il legno, per distruggere le spore delle malattie e i semi delle erbe infestanti. In conclusione, è meglio che questo materiale sia bruciato tutto.

Per eseguire questa operazione, scegliere una giornata di bel tempo e con vento, che sospinga il fumo il più lontano possibile dalle abitazioni circostanti. Fare in modo che si sprigioni meno fumo possibile, facilitando cosi l’opera del fuoco: per questo e per avere un buon tiraggio nella parte bassa è necessario perciò un inceneritore di mattoni o di metallo, che, all’atto pratico, si rivela di solito molto più funzionale del fuoco acceso direttamente sul terreno.

Tagliare i rami o altro eventuale materiale legnoso in pezzetti minuti, perché quelli troppo lunghi non bruciano bene.

Siccome la cenere delle piante contiene una grande quantità di potassio, un elemento fertilizzante che agisce molto velocemente, quando è diventata fredda, si può spargerla uniformemente sul terreno. Il potassio, che è una sostanza molto solubile, può cosi penetrare nel terreno alla prima abbondante pioggia, permanendovi finché non viene assorbito dalle radici delle piante. La stessa cenere può essere anche usata come pacciamatura attorno alle piante con teneri germogli, come il delphinium e il lupino, onde aiutarle a superare l’inverno. Non conviene, invece, aggiungerla nel cumulo del composto organico, poiché l’acqua la dilaverebbe facilmente. Ultima annotazione: la cenere delle piante giovani ha un valore nutritivo superiore a quella delle piante vecchie. La cenere di carbone ha impiego utile solo nei terreni argillosi, di cui può migliorare la struttura fisica; nei terreni sabbiosi, invece, può causare un eccesso di permeabilità e pertanto è meglio non utilizzarla.

Quando vangare e a quale profondità

I terreni argillosi molto compatti devono essere vangati in autunno o all’inizio deH’inverno, perché, siccome il gelo e il disgelo sminuzzano le zolle, in primavera la terra, resa sottile, sarà pronta per essere investita con semine e piantagioni.

I terreni sabbiosi e leggeri invece, che non hanno bisogno di essere esposti alle intemperie invernali, possono essere vangati in qualunque momento.

Nella maggior parte dei casi, basta fare una “vangatura semplice”, cioè vangare il terreno per una profondità pari alla lunghezza della lama della vanga. Negli orti e in particolari situazioni, come nella coltivazione dei piselli odorosi, è preferibile invece fare una “vangatura doppia”, cioè scassare il terreno per una profondità pari a due volte la lunghezza della lama della vanga. In questo modo, si dà la possibilità al composto di penetrare in profondità, impedendo cosi ai semi delle erbe infestanti di germogliare. Con questa operazione, inoltre, si possono mettere a nudo le radici delle erbacce perenni, rendendo cosi più facile la loro asportazione.

La doppia vangatura, inoltre, migliora la permeabilità del terreno, nel caso tendesse al ristagno d’acqua.

In ogni modo, tale doppio scasso diventa utile solo se il terreno ha una certa profondità.

Spesso, i giardini presentano solo un sottile strato di terra di coltura che ricopre strati di sottosuolo ghiaiosi, sabbiosi o argillosi, per cui una vangatura profonda potrebbe portare lo strato di terreno superficiale negli strati più bassi e fare invece affiorare la parte non fertile. In questi casi, è sufficiente spingere la vanga o la forca fin dove arriva, senza esercitare uno sforzo eccessivo, e quindi rivoltare il terreno. Quando si effettuano le vangature, è utile, però, rompere anche il sottosuolo, in modo che, dopo alcuni anni, la profondità del terreno sia aumentata.

Assicurarsi che l’acqua non ristagni: anche un terreno poco profondo può fornire un ottimo prodotto se viene regolarmente concimato con materiale organico per uno strato di cm 10-15.

Non vangare mai i terreni argillosi quando sono troppo bagnati o pastosi, perché il peso del corpo dell’operatore potrebbe comprimere troppo le zolle. In ogni caso, è consigliabile vangare i terreni argillosi e pesanti con una forca, impiegando la vanga solo per rifilare i bordi delle aiuole.

Ultimo consiglio: non eseguire il lavoro tutto in una volta, in quanto la schiena ne risentirebbe.

La vangatura semplice di una vasta area

Se si deve vangare una grande area come quella riservata a un orto, iniziare dividendo l’appezzamento in due parti uguali con uno spago.

Vangare una striscia di terreno per una profondità pari alla lama della vanga e larga cm 30, iniziando da un lato dell’appezzamento fino alla linea di mezzo. Non caricare troppo la vanga di terra, perché si appesantirebbe inutilmente: è sufficiente scavare il terreno di cm 10-15.

Il terreno scavato da questa prima striscia deve essere accumulato da un lato, in quanto al termine del lavoro servirà per riempire l’ultimo scasso.

Se si dispone di concime organico, spargerlo con un rastrello, riservandone un mucchio a fianco della terra di scavo della prima striscia.

Spingere il concime dalla seconda striscia di terreno nello scavo spargendolo uniformemente. Quindi procedere alla vangatura della seconda striscia, rivoltando la terra nel fosso precedente, in modo che quanto si trovava prima in superficie si trovi ora a circa cm 25 di profondità.

Continuare in questo modo fino alla fine dell’appezzamento e quindi tornare indietro per l’altra metà. Riempire l’ultimo fosso con il terreno asportato facendo il primo solco.

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